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        <title>Riabilita.eu</title>
        <description>Le ultime 50 news da Riabilita</description>
        <link>http://www.riabilita.eu/</link>
        <lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 00:56:35 +0100</lastBuildDate>
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            <title>Riabilita</title>
            <link>http://www.riabilita.eu</link>
            <description><![CDATA[Feed provided by Riabilita.eu.]]></description>
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            <title>In memoria di Alessandro Liberati</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=306</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/02/2012 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub>(Tratto da <a target="_blank" href="http://www.sirn.net/blog/">RIABLOG</a>)</sub></p>
<p>E&rsquo; scomparso il 1&deg; gennaio 2012, Alessandro Liberati, medico, ricercatore, Professore Associato di Statistica Medica e Biometria presso l&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Direttore dal 1994 del Centro Cochrane Italiano.</p>
<p>Il mondo della riabilitazione gli &egrave; particolarmente vicino per i suoi contributi metodologici sulla ricerca clinica, la valutazione critica della letteratura e lo sviluppo delle linee guida. Tutti noi ricordiamo ancora il suo brillante contributo al congresso europeo di medicina fisica e riabilitazione di Venezia nel 2010, dal titolo &ldquo;How to report systematic reviews and meta-analyses of studies that evaluate health care interventions&rdquo; presentato insieme a sua moglie Mariangela Taricco, una collega fisiatra &ndash; anch&rsquo;essa molto esperta di tematiche metodologiche &ndash; che continua a fornire un contributo estremamente competente nell&rsquo;ambito della riabilitazione. Liberati su questo tema del reporting delle informazioni era stato uno degli ideatori del PRISMA creando un modello di reporting utilizzato in tutti i campi della ricerca compresa la riabilitazione. (Moher D, Liberati A, Altman DG, The PRISMA Group. Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-analysis: The PRISMA Statement. Phys Ther. 2009;89:873&ndash;880). <br />
<br />
Dopo un periodo molto proficuo di formazione al Dipartimento di Epidemiologia della Harvard School of Public Health di Boston., ha lavorato come ricercatore all&rsquo;Istituto Mario Negri di Milano, dove ha sviluppato in modo pionieristico, in largo anticipo sui tempi, tematiche che sono poi diventate parte integrante delle politiche di miglioramento della qualit&agrave; dell&rsquo;assistenza: la valutazione della appropriatezza clinica ed organizzativa nell&rsquo;uso dei servizi sanitari, l&rsquo;elaborazione delle linee-guida come ponte tra ricerca e pratica clinica, l&rsquo;analisi dei determinanti &ndash; scientifici e non &ndash; di quest&rsquo;ultima, per citare solo alcuni. Fondatore, nella meta dei &rsquo;90, ed animatore sino ad oggi della branca italiana della Cochrane Collaboration, ha promosso in Italia la cultura di una medicina basata sulle prove di efficacia, senza mai disgiungere l&rsquo;attenzione alle informazioni prodotte dalla ricerca clinica da una spiccata capacit&agrave; di analisi critica della ricerca stessa, dei suoi limiti e delle sue distorsioni. <br />
<br />
Non &egrave; mai stato un ricercatore da laboratorio, pur non essendo un clinico ha sempre lavorato al loro fianco per favorire una ricerca che fosse davvero rilevante per il paziente e facilmente trasferibile nella pratica clinica . E&rsquo; stato uno degli ideatori e coordinatori del Programma di Ricerca e Innovazione Regione &ndash;Universit&agrave; (PRIER) dell&rsquo;Agenzia Sanitaria dell&rsquo;Assessorato alla Sanit&agrave; della Regione Emilia Romagna, sviluppando metodi di peer review dei progetti innovati e soprattutto trasparenti. <br />
<br />
Da quando nel 2004 sul BMJ (Liberati A. An unfinished trip through uncertainties. BMJ 2004;328:531) decise di rendere pubblica la sua condizione di malato, di medico e di ricercatore, ha utilizzato il suo mieloma multiplo come una &ldquo;metafora per illustrare quelle che lui definiva le debolezze della ricerca medica ma allo stesso tempo come uno stimolo ulteriore per cercare di indirizzarla verso migliori priorit&agrave;&hellip;.&rdquo; come viene ricordato nelle prime righe della recente pagina di Lancet a lui dedicata :http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(12)60092-0/fulltext <br />
<br />
Proprio negli ultimi mesi, quando la malattia era diventata ormai conclamata ha voluto pubblicare sulla rivista Lancet una sintesi delle idee su cui ha lavorato praticamente fino alla fine. Quelle due piccole colonne testimoniano in modo lucido la sua preoccupazione su come l&rsquo;interesse dei pazienti e della comunit&agrave; non rappresentasse il motore principale della agenda della ricerca medica...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.sirn.net/blog/?p=193">Articolo Integrale&nbsp;<br />
</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Per te, Alessandro...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=305</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/02/2012 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Il Pensiero scientifico Editore</a>)</sub></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">Ci ha lasciati Alessandro Liberati. Una figura di riferimento preziosa. </p>
<p align="center">Un amico insostituibile&hellip; </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Medico e professore universitario. Ha fondato il Centro Cochrane Italiano. Tra &quot;ragione e passione&quot; ha promosso e difeso la medicina basata sulle evidenze e la partecipazione informata dei pazienti nella ricerca. Portando come esempio la sua esperienza di paziente colpito da mieloma multiplo, Alessandro aveva sollecitato di recente in una lettera al Lancet una nuova governance della strategia di ricerca in cui devono essere coinvolte tutte le parti interessate, in primis i malati. <br />
<br />
Ricordiamo Alessandro come una persona ottimista, razionale e ironica. Gli piaceva &quot;scherzare anche sulle cose apparentemente pi&ugrave; serie o, per dirla in altro modo, non prendersi mai troppo sul serio&quot;. Amava la musica classica e l&rsquo;Inter. Il suo pi&ugrave; grande successo professionale? &quot;Fare quel che faccio, con grande entusiasmo e parecchi sogni ancora da realizzare&quot;. <br />
<br />
La dimensione del viaggio: &egrave; forse quella che meglio descrive la personalit&agrave; di Alessandro. A riguardare lettere e mail, a...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=1210">Articolo Integrale&nbsp;</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>C’è bisogno di riallineare la ricerca accademica e commerciale per orientarla verso il paziente</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=307</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/02/2012 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub>(Tratto da <a target="_blank" href="http://www.partecipasalute.it">Partecipa Salute</a>)</sub></p>
<p align="left">La ricerca clinica &egrave; motivata da diversi fattori. Alcuni maggiormente difendibili di altri, tuttavia la maggior parte dei ricercatori clinici affermerebbe che la loro ricerca intende migliorare l&rsquo;efficacia e la sicurezza delle cure. Ci sono esempi nel quale i pazienti riescono ad influenzare ci&ograve; che viene studiato, ma in realt&agrave; queste sono solo delle eccezioni. <br />
Ho avuto l&rsquo;opportunit&agrave; di prendere in considerazione, da pi&ugrave; punti di vista, il divario esistente tra quello che i ricercatori studiano e quello di cui i pazienti hanno davvero bisogno. Io sono un ricercatore, ho la responsabilit&agrave; di assegnare fondi per la ricerca, e ho avuto un mieloma multiplo negli ultimi dieci anni. Pochi anni fa ho dichiarato pubblicamente che le incertezze incontrate all&rsquo;inizio della mia patologia si potevano evitare. Quasi dieci anni dopo &ndash; dopo una ricaduta &ndash; ho guardato l&rsquo;&rdquo;epidemiologia&rdquo; degli studi sui mielomi sul sito ClinicalTrials.gov. Al 31 luglio 2011 una ricerca con il termine chiave &ldquo;mieloma multiplo&rdquo; ha identificato 1384 studi. Di questi, 107 erano studi comparativi di fase II o III. Tuttavia solo 58 di questi aveva come obiettivo la sopravvivenza globale e in soli 10 questa ultima rappresentava l&rsquo;obiettivo primario. Nessuno studio clinico riguardava confronti tipo testa a testa tra diversi farmaci o tra diverse strategie. Nel frattempo, gli esperti ritengono che gli studi citogenetici e i profili di espressione genica metteranno in luce trattamenti personalizzati per il mieloma, mentre le aziende farmaceutiche evitano la ricerca che potrebbe mostrare che i farmaci nuovi e pi&ugrave; costosi non sono migliori rispetto a quelli di confronto gi&agrave; presenti sul mercato. <br />
Se vogliamo che informazioni pi&ugrave; pertinenti diventino disponibili, &egrave; necessaria una nuova governance della strategia di ricerca... </p>
<p align="left">(...)</p>
<p align="left"><a target="_blank" href="http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1838">Articolo Integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Un innovatore delle politiche della ricerca clinica nel sistema sanitario nazionale </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=308</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/02/2012 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub>(Tratto da</sub><a target="_blank" href="http://www.cochrane.it/"><sub> Italian Cochrane Centre</sub></a><sub>)</sub></p>
<p>Il Prof. Alessandro Liberati, il 1 gennaio 2012, &egrave; mancato all&rsquo;et&agrave; di 57 anni. Otto anni fa dei colleghi gli diagnosticarono un mieloma multiplo che lentamente ha consumato il suo midollo osseo. Alessandro da alcuni mesi aveva iniziato a raccontare pubblicamente la sua esperienza di malattia. Lo faceva regolarmente attraverso un blog che aggiornava quando era a casa o all&rsquo;ospedale. I suoi racconti creavano un affabile contrasto tra la drammaticit&agrave; della malattia e la sua elegante ironia, presente fin dal titolo del suo blog: &ldquo;Abbasso gli smidollati.&rdquo;<br />
<br />
I messaggi che scriveva non riflettevano soltanto le incertezze associate alla sua malattia, o le lacune dell&rsquo;assistenza che la sua sensibilit&agrave; acutizzata dal suo essere medico e allo stesso tempo paziente gli consentiva di individuare. I suoi commenti evidenziano molto bene la straordinaria capacit&agrave; che aveva di analizzare i problemi nella loro complessit&agrave; e interezza, e,che lo portava a sostenere che per migliorare il sistema ricerca fosse necessario puntare sull&rsquo;integrazione e la collaborazione delle diverse figure che lo caratterizzavano, ovvero i ricercatori, le aziende farmaceutiche, il sistema sanitario, le universit&agrave;, e i pazienti. Lavorando sodo. Tutti insieme. Anche da malati.<br />
<br />
Sviluppare una ricerca indipendente accanto alla pi&ugrave; consolidata ricerca commerciale, inquadrare i quesiti che pi&ugrave; contano per i pazienti, sviluppare studi testa a testa tra farmaci e valutare le evidenze nella loro complessit&agrave;, sono state le tematiche che da sempre hanno caratterizzato il pensiero di Alessandro. La sua profonda riflessione su questi argomenti gli ha permesso di superare la semplice constatazione della rilevanza della ricerca scientifica, delle sua ricadute nella pratica clinica e del pericolo di autoreferenzialit&agrave;, e lo ha condotto verso una elaborazione pi&ugrave; articolata del concetto di ricerca come strumento di politica sanitaria, argomento etico e filosofico.<br />
<br />
Approd&ograve; alla ricerca in modo quasi casuale. Poco pi&ugrave; che ventenne prest&ograve; servizio civile come obiettore di coscienza presso l&rsquo;Istituto Mario Negri di Milano. I rapporti professionali e personali con Silvio Garattini, Thomas Chalmers e Iain Chalmers l&rsquo;hanno sempre pi&ugrave; avvicinato al modello culturale conosciuto con l&rsquo;acronimo EBM (Evidence Based Medicine) di cui &egrave; stato poi nel tempo un grandissimo interprete e fautore. Ha partecipato alla fondazione della Cochrane Collaboration internazionale e del Centro Cochrane Italiano, di cui &egrave; stato direttore. Ha contribuito a sviluppare...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.cochrane.it/">Articolo Integrale&nbsp;</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Il progetto DECIDE</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=299</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/12/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub>(Tratto da <a target="_blank" href="http://www.cochrane.it/it/chi-siamo">Ita</a></sub><sub><a href="javascript:void(0);/*1325080136859*/">lian Cochrane Centre</a></sub><sub>)</sub></p>
<p align="left"><strong><u><font color="#ff6600"><font size="3">Il progetto DECIDE <br />
</font></font></u></strong><br />
<font size="2">A partire da Gennaio 2011 il Centro Cochrane Italiano (CCI) &egrave; partner in un Progetto Europeo denominato DECIDE - Developing and Evaluating Communication Strategies to Support Informed Decisions and Practice Based on Evidence. </font></p>
<p align="left"><font size="2"><a target="_blank" href="http://www.decide-collaboration.eu/welcome">DECIDE</a> &egrave; un progetto quinquennale, iniziato nel Gennaio del 2011 che durer&agrave; fino al 2015, finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del Seventh Framework Programme. </font></p>
<p align="left"><font size="2">Scopo del progetto &egrave; quello di favorire la diffusione di Linee Guida Evidence-based attraverso lo sviluppo di strumenti metodologici specifici per facilitarne l&rsquo;utilizzo da parte di diverse target audiences. </font></p>
<p align="left"><font size="2">(...)</font></p>
<p align="left"><font size="2"><a target="_blank" href="http://www.cochrane.it/it/benvenuto">Articolo Integrale</a></font> </p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>C’è bisogno di riallineare la ricerca accademica e commerciale per orientarla verso il paziente</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=300</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/12/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub>(Tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.partecipasalute.it/"><sub>Partecipasalute</sub></a><sub>)</sub></p>
<p align="left">Il progetto PartecipaSalute ha dato spazio diverse volte al tema della priorit&agrave; della ricerca, cercando di stimolare un dibattito che coinvolgesse in particolare cittadini e loro rappresentanze. Questi ultimi, quando interrogati, hanno sottolineato la necessit&agrave; e la voglia di essere coinvolti nel dibattito e ancor pi&ugrave; la necessit&agrave; di far correre su un unico binario le priorit&agrave; dei pazienti e quelle della ricerca. <br />
Esaminando la nostra realt&agrave; &egrave; invece facile vedere che i binari corrono ancora saldamente paralleli. Vero &egrave;, infatti, che i cittadini e i pazienti sono ben lontani dalla stanza dei bottoni: raramente presenti nelle commissioni o gruppi di lavoro, quasi mai coinvolti nella valutazione della assegnazione dei fondi di ricerca, scarsamente rappresentati ed isolati nei comitati etici, ancora episodicamente coinvolti nella messa a punto dei protocolli di ricerca, purtroppo diverse volte compromessi negli ingranaggi sottili del mercato della salute. <br />
PartecipaSalute ha cercato con diverse iniziative di dare spazio a collaborazioni concrete e iniziative partecipative e qualche buon risultato &egrave; stato ottenuto ma certamente la strada &egrave; ancora lunga. <br />
<br />
Alessandro Liberati, uno degli animatori del progetto PartecipaSalute, sta vivendo queste riflessioni in una propria personale esperienza e si sta adoperando perch&eacute; dall&rsquo;esperienza personale nasca una riflessione collettiva. Con questo spirito riportiamo la traduzione di una sua recente lettera pubblicata dalla rivista Lancet. <br />
<br />
<br />
<br />
<strong>Paola Mosconi e Roberto Satolli a nome di PartecipaSalute <br />
<br />
</strong><br />
<br />
La ricerca clinica &egrave; motivata da diversi fattori. Alcuni maggiormente difendibili di altri, tuttavia la maggior parte dei ricercatori clinici affermerebbe che la loro ricerca intende migliorare l&rsquo;efficacia e la sicurezza delle cure. Ci sono esempi nel quale i pazienti riescono ad influenzare ci&ograve; che viene studiato, ma in realt&agrave;...</p>
<p align="justify">(...)</p>
<p align="justify"><a target="_blank" href="http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1814">Articolo Integrale&nbsp;<br />
</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Siamo tutti giornalisti? No!</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=301</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/12/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub>(Tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/"><sub>Il Pensiero Scientifico Editore</sub></a><sub>)</sub></p>
<p>&quot;Negli Stati Uniti i repubblicani accusano il vaccino contro l'HPV di causare ritardo mentale.&quot; &quot;Dove lo hai letto?&quot; &quot;Online.&quot; Ebbene s&igrave;, oggi gran parte dell'informazione circola sul web, anche l'informazione sulla salute. Da anni si dibatte sul declino della stampa scritta per la dominanza di internet e dei social media. Stampa a parte, che ne &egrave; del giornalismo? Se fino a ieri il giornalismo era associato alla carta stampata, oggi non &egrave; pi&ugrave; cos&igrave;. Blog, facebook e altri social network danno la possibilit&agrave; di scrivere e commentare notizie, di scambiarsi opinioni e di raccogliere post, articoli, interviste eccetera eccetera. <br />
<br />
Alcuni sono dell'idea che il giornalismo sia in crisi. Altri non sono di questa idea. Sul blog GigaOM il canadese Mathew Ingram (giornalista esperto dei nuovi media) commenta che &quot;pi&ugrave; che antiquato, personalmente penso che il giornalismo sia in pieno sviluppo ed espansione, e questa &egrave; una buona notizia. Costruire un legame con i lettori o curare le notizie. Ci sar&agrave; sempre bisogno di qualcuno che controlli i fatti e scovi l'errore...&quot;. Secondo Ingram i giornali possono pure chiudere, anche i blog, ma il giornalismo ci sar&agrave; sempre: &quot;Non pi&ugrave; come un'istituzione ma come un atteggiamento mentale, una serie di princ&igrave;pi e un modo di comportarsi. L'unica differenza &egrave; che oggi ci sono molti pi&ugrave; modi per farlo.&quot; <br />
<br />
Proprio in questa direzione si muove il neonato Master in giornalismo scientifico digitale della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, che si propone di formare professionisti con elevate competenze pratico-teoriche nell'ambito dell'informazione scientifica e biomedica sui nuovi media. <br />
<br />
Il programma del corso prevede un corso di medicina &ndash; a cura di Gianna Milano (giornalista e scrittrice) ed Eugenio Santoro (ricercatore biomedico e autore di diversi libri su web e medicina) - dedicato specificamente all&rsquo;informazione sulla salute: come i social network, podcast, blog...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=1169">Articolo Integrale</a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>E’ un salvavita l’informazione evidence based </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=302</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/12/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right">(Tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it">Blog Scire</a>)</p>
<p align="justify">Si pu&ograve; migliorare la qualit&agrave; dell&rsquo;assistenza fornita dagli ospedali e perfino ridurre il tasso di mortalit&agrave; mettendo a disposizione dei clinici un sistema on line di informazione evidence based. Lo indicano i risultati di una <strong>ricerca realizzata su una serie di ospedali che hanno utilizzato il sistema di informazione clinica on line <em>Uptodate.</em> </strong>La ricerca &egrave; stata realizzata dal dottor Thomas Isaac della <em>Division of General Internal Medicine and Primary Care del Beth Israel Deaconess Medical Center</em> di Boston e dai suoi collaboratori, ed &egrave; stata pubblicata sul <em>Journal of Hospital Medicine</em>. </p>
<p align="justify"><em>Uptodate </em>viene acquistato da alcuni anni da un consorzio di aziende sanitarie emiliano-romagnole tra cui anche l&rsquo;Azienda Usl di Bologna, ma comincia a essere abbastanza diffuso pi&ugrave; in generale in Italia, mentre negli Stati Uniti &egrave; ormai il punto di riferimento per l&rsquo;informazione orientata alla pratica clinica basata su prove di efficacia. Si tratta di uno strumento molto efficace e completo, un compendio costantemente aggiornato di monografie evidence based nell&rsquo;ambito della medicina interna (intesa in senso lato), pediatria, ostetricia e ginecologia. <strong>E&rsquo; facilissimo da consultare, avendo una casella di ricerca molto semplice</strong> (tipo Google) che porta dritta alla sezione o alle sezioni pi&ugrave; idonee per la <strong>risposta sia a domande di efficacia terapeutica, sia a domande generali riguardanti informazioni mediche di base, diagnosi e prognosi</strong>. La sua consultazione &egrave; purtroppo soggetta ad abbonamento, e naturalmente &egrave; riservata a chi &egrave; in grado di leggere in inglese. </p>
<p align="justify">La ricerca condotta dal gruppo del dottor Isaac ha dimostrato che <strong>negli ospedali nei quali era disponibile <em>Uptodate</em> sono stati rilevati una ridotta durata dei ricoveri (indice di efficienza) , un ridotto tasso di mortalit&agrave; aggiustata secondo il rischio (indice di qualit&agrave; delle cure), una migliore performance di qualit&agrave; complessiva</strong>. I parametri sono stati valutati per sei condizioni: infarto acuto del miocardio, polmonite, emorragia gastrointestinale, stroke, frattura del femore, ossia le condizioni utilizzate dall&rsquo; <em>Agency for Healthcare Research and Quality </em>americana per valutare appunto la qualit&agrave; delle strutture sanitarie. I risultati migliori sono stati rilevati in ospedali di piccole e medie dimensioni, mentre nelle grandi strutture ospedaliere sede anche di universit&agrave;, l&rsquo;impatto &egrave; stato minore. </p>
<p align="justify">La metodologia utilizzata dai ricercatori &egrave; stata abbastanza sofisticata. In sostanza...</p>
<p align="justify">(...)</p>
<p align="justify"><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=142">Articolo Integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Scale! Febbraio all'insegna delle scale di valutazione</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=303</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/12/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><div class="course_title"><strong><hr />
Scale di valutazione per le disabilit&agrave; neurologiche croniche <br />
</strong><em>Milano</em> <br />
</div>
<div class="course_title"><hr />
</div>
<div class="course_title"><br />
<strong>Docente:</strong> Gianfranco Lamberti, fisiatra, Cuneo <br />
<br />
<strong>Obiettivi:</strong> Negli ultimi anni sono state proposte e applicate una moltitudine di scale per la valutazione della disabilit&agrave; neurologica con lo scopo di standardizzare l&rsquo;assessment della menomazione e di ottenere dati confrontabili tra loro che fornissero indicazioni sul progredire del quadro clinico. <br />
Il Corso pratico ECM Scale di valutazione per le disabilit&agrave; neurologiche croniche ho lo scopo di fornire a medici, fisioterapisti, massofisioterapisti, terapisti occupazionali e studenti specifiche capacit&agrave; di valutazione nell'ambito della riabilitazione, competenza di particolare importanza perch&eacute; indissolubilmente legata al grado di dipendenza funzionale del paziente e quindi al carico assistenziale. </div>
<div class="course_title"><br />
<strong>Provider</strong> EDI.ARTES RL 205 </div>
<div class="course_title" align="center">&nbsp;</div>
<div class="course_title" align="center">&nbsp;</div>
<div class="course_title" align="center"><strong>Segreteria organizzativa Edi.Ermes <br />
</strong>Viale Enrico Forlanini 65 <br />
20134 Milano <br />
Tel.: 02.70211274 Fax: 02.70211283 <br />
E-mail: formazione@eenet.it <br />
Sito: www.ediacademy.it <br />
<br />
<strong>Sede</strong> <br />
Edi.Ermes, MILANO Viale Enrico Forlanini 65 <br />
<br />
Data inizio 17 Febbraio 2012 <br />
Data fine 17 Febbraio 2012 <br />
Crediti ECM Crediti ECM previsti <br />
<br />
8 crediti ECM per Medici <br />
8 crediti ECM per Fisioterapisti <br />
8 crediti ECM per Terapisti occupazionali <br />
<br />
</div>
<div class="course_title" align="center"><a target="_blank" href="http://www.ediacademy.it/index.php/formazione/962-scale-di-valutazione-per-le-disabilita-neurologiche-croniche.html">Pagina Ufficiale</a></div>
<div class="course_title" align="center"></div>
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<div class="course_title" align="left"><br />
<strong><hr />
Scale e test per le patologie muscoloscheletriche<br />
</strong><em>Misurare e valutare in riabilitazione</em><br />
<em>Milano</em></div>
<div class="course_title" align="left"></div>
<div class="course_title" align="left"><hr />
</div>
<p><strong>Direzione scientifica:</strong> Gianfranco Lamberti, fisiatra, Cuneo <br />
<br />
<strong>Docenti:</strong>&nbsp; Gianfranco Lamberti, fisiatra, Cuneo <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Andrea Foglia, fisioterapista, Civitanova Marche <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Alessandro Ruggeri, fisioterapista, Ancona </p>
<p><strong>Obiettivi del corso:</strong> Accrescere le competenze professionali delle diverse figure sanitarie interessate attraverso lo sviluppo di un appropriato ragionamento clinico <br />
Sviluppare competenze cliniche individuali <br />
Acquisire abilit&agrave; tecniche manuali di valutazione dei diversi distretti articolari trattati <br />
<br />
Nel corso verranno presentati differenti strumenti di misura: SF36, Sickness Impact Profile, McGill, VAS, SNV, FIM, Oswestry Disability Index, Roland and Morris Disability Questionnaire, Womac, IKDC Knee Ligament, Constant, Dash e altri ancora. <br />
<br />
<strong>Peculiarit&agrave; del corso:</strong> Discussioni aperte e studi di casi clinici per rendere pratiche le competenze acquisite. Fornire ai partecipanti gli strumenti migliori per un&rsquo;appropriatezza diagnostica <br />
<br />
<strong>Provider</strong> EDI.ARTES RL 205&nbsp;&nbsp;</p>
<hr />
<p align="center"><br />
<strong>Segreteria organizzativa Edi.Ermes <br />
</strong>Viale Enrico Forlanini 65 <br />
20134 Milano <br />
Tel.: 02.70211274 Fax: 02.70211283 <br />
E-mail: formazione@eenet.it <br />
Sito: www.ediacademy.it <br />
<br />
<strong>Sede <br />
</strong>Edi.Ermes, MILANO Viale Enrico Forlanini 65 <br />
<br />
<br />
Data inizio 18 Febbraio 2012 <br />
Data fine 19 Febbraio 2012 <br />
Crediti ECM Crediti ECM previsti <br />
16 crediti ECM per Medici <br />
16 crediti ECM per Fisioterapisti&nbsp;<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.ediacademy.it/index.php/formazione/564-misurare-e-valutare-in-riabilitazione.html">&nbsp;Pagina Ufficiale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>EBM e cartelle cliniche elettroniche </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=294</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/11/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub>(Tratto da Il <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></p>
<p>Cosa fare in assenza di evidenze di livello I e II? Vanno cercate evidenze di livello III, IV o V. <br />
<br />
Una situazione che conoscono bene pediatre e pediatri, che spesso cercano invano studi condotti su pazienti in et&agrave; pediatrica. E se mancano anche studi caso-controllo e casi aneddotici cui fare riferimento (evidenze di livello III e IV)? E colleghe e colleghi non ne sanno di pi&ugrave; (evidenze di livello V)? <br />
<br />
Non arrendersi e cercare comunque il modo di prendere una decisione sulla base dei migliori dati disponibili: &egrave; esattamente quello che ha fatto un team del dipartimento di pediatria della Stanford Unversity of Medicine alle prese con una paziente di 13 anni con lupus eritematoso, proteinuria in range nefrosico, pancreatite e anticorpi antifosfolipidi. <br />
<br />
Il quesito clinico era chiaro: dato il rischio di trombosi, applicare o no la terapia anticoagulante? <br />
La risposta &egrave; arrivata da una ricerca condotta sulle cartelle cliniche elettroniche caricate nel database di STRIDE (Stanford Translational Research Integrated Database Environment): sono stati individuati 98 pazienti in et&agrave; pediatrica</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=1187">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Cartelle intelligenti, clinici pure
</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=295</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/11/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub>(Tratto da</sub><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/"><sub> Blog Scire</sub></a><sub>)</sub></p>
<p>Capita spesso che non esistano risposte evidence-based a quesiti clinici reali. E allora? Si deve ricorrere per forza al parere degli esperti, o magari un aiuto potrebbe venire dalla cartella clinica elettronica? Se lo chiedono alcuni clinici del <em>Department of Pediatrics </em>della <em>Stanford University School of Medicine</em> di Palo Alto, in California, in un articolo&nbsp;pubblicato sul <em>New England Journal of Medicine</em>. Tutto parte dal caso di una ragazzina tredicenne affetta da lupus eritematoso sistemico per la quale i clinici temono lo sviluppo di una trombosi. Fare o no un trattamento anticoagulante? Posto il quesito clinico, parte la ricerca nella letteratura biomedica, secondo quanto prescrive la pratica evidence-based. Ma <strong>non si trovano studi clinici su questo tipo di pazienti, per cui ci si ritrova in una delle tante aree grigie per le quali non c&rsquo;&egrave; sufficiente ricerca per poter generare raccomandazioni evidence-based</strong>. D&rsquo;altra parte la decisione di iniziare una terapia anticoagulante non &egrave; da prendere a cuor leggero, visti i possibili rischi di emorragie. E anche un consulto con altri specialisti dello stesso dipartimento non genera un sufficiente consenso tra esperti. Buio totale. </p>
<p>Allora a qualcuno viene in mente che l&rsquo;ospedale si era dotato in via sperimentale, alcuni anni prima, nel 2004, di un sistema di cartella clinica elettronica (<em>Electronic Medical Record</em> - EMR), che riversava i dati in un magazzino informatico (chiamato per la precisione <em>Stanford Translational Research Integrated Database Environment</em> &ndash; STRIDE). In questo magazzino sono stati man mano riversati i dati delle cartelle informatizzate e, guarda, guarda, c&rsquo;&egrave; la possibilit&agrave; di fare interrogazioni testuali. Si raccolgono cos&igrave;, in un batter d&rsquo;occhio, tutti i precedenti casi pediatrici presenti in archivio simili a quello della ragazzina tredicenne. In pratica un registro di casi. <strong>Salta cos&igrave; fuori che in archivio c&rsquo;erano 98 pazienti pediatrici con lupus, 10 dei quali avevano sviluppato una trombosi durante la fase acuta della malattia</strong>. Questi ultimi pazienti avevano caratteristiche cliniche comuni molto simili a quelle della ragazzina tredicenne, cos&igrave; i curanti decidono che ha un senso procedere con il trattamento anticoagulante. </p>
<p>Che dire? Beh, innanzitutto che <strong>la cartella clinica elettronica, se &egrave; stata studiata per la registrazione di dati clinici significativi, come nel caso riportato, pu&ograve; diventare un importante strumento a supporto di decisioni difficili.</strong> Naturalmente, dato che il passaggio dallo strumento cartaceo a quello informatizzato non &egrave; mai facile e ci sono persone che resistono fortemente, &egrave; fondamentale che la cartella clinica informatizzata sia prodotta in stretta collaborazione con i clinici che dovranno usarla, che sia di semplice utilizzo, e che i dati siano rintracciabili senza dover essere dei maghi dell&rsquo;informatica, ma dei semplici clinici. Pi&ugrave; in generale, si pu&ograve; dire che &egrave; sempre pi&ugrave; chiaro <strong>quanto sia fondamentale...</strong></p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=140">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>La comunicazione è già terapia </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=296</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/11/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub>(Tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/"><sub>Il Pensiero Scientifico Editore</sub></a><sub>)</sub></p>
<p>Giuliano Bono, Medico di famiglia, socio della SIMG e della Scuola Piemontese di Medicina Generale &ldquo;Massimo Ferrua&rdquo;, autore di Il tempo di morire. Pubblicato su Va' Pensiero n&deg; 486.</p>
<p>Una storia vera. L&rsquo;autrice arriva in un Pronto Soccorso per un dolore addominale acuto. Il medico vorrebbe tastarle la pancia, la paziente si rifiuta per il troppo dolore: &ldquo;Mi fa troppo male&rdquo;, &ldquo;Se non le va poteva, starsene a casa&rdquo;. Inizia cos&igrave; il viaggio di Lucia Fontanella in ospedale, dove si tratterr&agrave; a lungo e dovr&agrave; anche tornarci per un secondo intervento chirurgico (La comunicazione diseguale. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2010). L&rsquo;autrice, insegnante di lingua italiana all&rsquo;universit&agrave; di Torino, annota, riflette, discute e descrive cos&rsquo;&egrave; la comunicazione diseguale. Diseguale perch&eacute; in ospedale le persone non hanno lo stesso potere: i malati sono in una oggettiva condizione di svantaggio. L&rsquo;up/down della comunicazione: &ldquo;Tu (il medico) puoi muoverti, e mi giri attorno guardandomi dall&rsquo;alto, e io sto qua distesa, e ti guardo dal basso in alto, come il pi&ugrave; derelitto dei bambini. Sono spaventato, confuso. Puoi farmi ci&ograve; che vuoi&rdquo;. E il discorso si allarga - &ldquo;Di chi &egrave; l&rsquo;ospedale?&rdquo; - l&rsquo;assistenza pubblica non &egrave; gratuita, il SSN &egrave; finanziato con le imposte pagata dai cittadini, medici e infermieri vi hanno il luogo di lavoro, mentre si atteggiano da proprietari, che consentono per benevolenza ai malati di entrarvi. &ldquo;&Egrave; come le montagne per i montanari o il mare per i pescatori, non &egrave; roba loro&rdquo;. L&rsquo;ospedale, dopo la rivoluzione francese, esiste per la volont&agrave; di una collettivit&agrave; che crede nell&rsquo;organizzazione sociale e la finanzia. &ldquo;io, malato, non sono forse la vostra ragione d&rsquo;essere, caro dottore e caro infermiere?&rdquo; Spesso i malati non fanno valere i loro diritti perch&eacute; &ldquo;la prudenza guida per lo pi&ugrave; il comportamento del malato in ospedale, il timore di ritorsioni che hanno quasi tutti i malati&hellip;&rdquo;. Siamo nel terzo millenio, ci riempiamo la bocca di humanities, nei convegni, e lasciamo che un cittadino si senta cos&igrave; umiliato?!?. <br />
<br />
Dopo le scoperte delle neuroscienze dell&rsquo;ultimo ventennio, non ci pu&ograve; essere un medico che non sia convinto che la comunicazione &egrave; gi&agrave; terapia. Bisogna comunicare, per farsi capire, per condividere le scelte (il consenso informato non &egrave; un foglio prestampato da firmare), per indicare comportamenti, per ottenere compliance, per rassicurare (conoscere la diagnosi fa uscire dall&rsquo;angoscia dell&rsquo;ignoto). La comunicazione muta la realt&agrave;. Essere capiti &egrave; fondamentale, invece &ldquo;si ha l&rsquo;abitudine di usare parole che pochi, in Italia, sentono abitualmente&hellip; &egrave; possibile parlare in modo chiaro e comprensibile, usando parole molto conosciute, molto usate. Occorre sapere che &egrave; bene usare frasi brevi, e rinunciare ad argomentare in modo troppo articolato&rdquo;. Solo nelle situazioni di estrema emergenza, quando la priorit&agrave; &egrave; l&rsquo;intervento rapido ed efficace (situazioni in cui di salito il malato &egrave; semincosciente) viene meno l&rsquo;utilit&agrave; della comunicazione. Un medico dovrebbe unire alla competenza specifica della professione, la capacit&agrave; di controllare sempre il modo in cui lavora. Il sapere del medico &egrave; anche un saper essere</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/catalogo/recensioni.asp?page=pagine_aperte_486_bono">Articolo Integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Cochrane Collaboration: 2010, un anno record</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=297</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/11/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub>(Tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></p>
<p>Ottimi i risultati che emergono dal report annuale. Un successo decretato da una serie di dati. <br />
<br />
- Il Cochrane Database of Systematic Reviews ha un impact factor per il 2010 di 6,186: il CDSR si pone cos&igrave; nella top ten, al fianco del NEJM, Lancet, PLOS Medicine, BMJ. <br />
- Nel 2010 sono stati scaricati quasi 4 milioni di testi completi, con un aumento del 14% rispetto al 2009. <br />
- Le CDSR sono state citate pi&ugrave; di 27000 volte. <br />
- Le 28000 persone che, in tutto il mondo, lavorano per la Cochrane Collaboration hanno prodotto 389 nuove review e ne hanno aggiornate 449. </p>
<p><br />
&Egrave; costante lo sforzo per migliorare la fruibilit&agrave; delle revisioni: un impegno culminato nella produzione di un video accessibile su youtube...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=1185">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Verso una definizione clinica della fragilità: utilità dell’approccio multidimensionale</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=298</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/11/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><p align="right"><sub>(Tratto dalla <a target="_blank" href="http://www.sigg.it/">Societ&agrave; Italiana di Gerontologia e Geriatria S.I.G.G</a>.)</sub></p>
<p><strong>Fragilit&agrave;: un concetto in evoluzione </strong></p>
<p><br />
La fragilit&agrave; viene attualmente definita come una condizione dinamica di aumentata <br />
vulnerabilit&agrave;, che riflette modificazioni fisiopatologiche et&agrave;-correlate <br />
di natura multi-sistemica, associata ad un aumentato rischio di outcome negativi, <br />
quali istituzionalizzazione, ospedalizzazione e morte. La sua identificazione, <br />
trattamento e prevenzione sono oggi considerati il &ldquo;cuore&rdquo; ed allo stesso <br />
tempo la sfida principale della medicina geriatrica . Da un punto di vista metodologico, sono stati descritti negli ultimi anni due principali approcci di <br />
studio della fragilit&agrave; che riflettono interpretazioni concettuali differenti: <br />
1) la fragilit&agrave; &egrave; una sindrome fisiopatologica, definita dalla presenza di alcune caratteristiche <br />
biologico-funzionali che identificano un fenotipo specifico; <br />
2) la fragilit&agrave; &egrave; un progressivo accumulo di deficit di natura funzionale e clinica <br />
che pu&ograve; essere misurato da un indice di fragilit&agrave; (Frailty Index) che esprime <br />
quantitativamente il numero di tali deficit nel singolo individuo. <br />
</p>
<p><strong>Gli strumenti per la diagnosi </strong></p>
<p><br />
Numerosi strumenti diagnostici di fragilit&agrave; sono stati descritti e validati in <br />
diversi setting e diverse popolazioni di anziani; tali strumenti differiscono tra <br />
loro in funzione del modello concettuale di fragilit&agrave; di riferimento. Secondo <br />
il modello fenotipico la diagnosi di fragilit&agrave; viene posta sulla presenza di almeno <br />
tre delle seguenti cinque caratteristiche: a) perdita di peso non intenzionale; <br />
b) astenia e facile affaticabilit&agrave;; c) basso livello di attivit&agrave; fisica; d) lenta velocit&agrave; del cammino in un percorso di 4,5 metri; e) ridotta forza muscolare della mano. Una versione pi&ugrave; breve di questo strumento, basata sulla valutazione di soli tre items, &egrave; stata successivamente validata ed applicata in contesti clinici 5 6. Secondo il modello dell&rsquo;accumulo di deficit, la fragilit&agrave; viene misurata mediante un Frailty Index calcolato dalla somma di deficit in scale che possono comprendere 70-items 7, 48-items 8 o anche 32-items 4. Il confronto diretto dei diversi metodi indica che in termini prognostici il Frailty Index sembra offrire una definizione pi&ugrave; precisa del rischio rispetto all&rsquo;approccio basato sui cinque items del modello fenotipico 8-10. <br />
Tuttavia, i diversi strumenti identificano gruppi di soggetti fragili con caratteristiche differenti <br />
tra loro ad indicare che i diversi modelli concettuali catturano traiettorie differenti di fragilit&agrave; <br />
nell&rsquo;anziano 11. Di fatto, nessuno di questi strumenti presenta caratteristiche utili nella pratica clinica, al letto del malato; infatti, come recentemente segnalato in una ampia review sistematica sugli strumenti di valutazione della fragilit&agrave; 12, nessun metodo dimostra caratteristiche &ldquo;clinimetriche&rdquo;, cio&egrave;: una accuratezza prognostica che indirizzi in modo appropriato il tipo di intervento ed una sensibilit&agrave; alla variazione del rischio, nel singolo individuo, che permetta di misurare l&rsquo;effetto dell&rsquo;intervento terapeutico o preventivo sulla fragilit&agrave;. </p>
<p><br />
<strong>L&rsquo;approccio multidimensionale all&rsquo;anziano fragile</strong></p>
<p>&nbsp;<br />
Recentemente un nuovo concetto di fragilit&agrave; &egrave; emerso in relazione alla sua applicabilit&agrave; nella <br />
pratica clinica. Secondo questa visione, la fragilit&agrave; viene interpretata come una condizione <br />
integrata e multidimensionale in cui multipli domini (o dimensioni), come quello biologico, <br />
funzionale, psicologico e sociale, interagiscono tra loro determinando e caratterizzando la fragilit&agrave; . Poich&eacute; alla base della complessit&agrave; biopsico- sociale e clinica dell&rsquo;anziano fragile vi &egrave; <br />
verosimilmente l&rsquo;interazione delle diverse &ldquo;dimensioni&rdquo;, la valutazione multidimensionale <br />
(VMD) &egrave; lo strumento di scelta per la diagnosi di fragilit&agrave;, in quanto in grado di esplorare la <br />
multidimensionalit&agrave; dell&rsquo;anziano. Da un punto di vista operativo la VMD si attua <br />
somministrando al paziente scale di valutazione specifiche per ogni campo da esplorare quali...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.sigg.it/public/doc/GIORNALEART/1426.pdf">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Download Area</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=287</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 17/10/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento su<br />
Sezioni -&gt; Download Area -&gt; EBM</p>
<p>- Note di epidemiologia clinica (2008, Gimbe) <br />
<br />
- Evidence-Based Medicine, Systematic Reviews,and Guidelines in Interventional Pain Management: Part 3: Systematic Reviews and Meta-Analyses of Randomized Trials (2009, Pain Physician) <br />
<br />
- AGREE II: Checklist per Valutare la Qualit&agrave; delle Linee Guida <br />
<br />
- Development of AMSTAR: a measurement tool to assess the methodological quality of systematic reviews (2007, BioMed Central) <br />
<br />
- Grading quality of evidence and strength of recommendations (2004, BMJ) <br />
<br />
- Systems for grading the quality of evidence and the strength of recommendations I: Critical appraisal of existing approaches The GRADE Working Group (2004, BioMed Central) <br />
<br />
- Impact of quality of evidence on the strength of recommendations: an empirical study (2009, BMC - Health Services Research) <br />
<br />
- Systems for grading the quality of evidence and the strength of recommendations II: Pilot study of a new system (2005, BMC - Health Services Research) <br />
<br />
- Systems for grading the quality of evidence and the strength of recommendations I: Critical appraisal of existing approaches The GRADE Working Group (2004, BioMed Central) <br />
<br />
- The Impact of Evidence on Physicians&rsquo; Inpatient Treatment Decisions (2004, JGIM) <br />
</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.riabilita.eu/ebm_download.html">vai alla pagina</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Download Area</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=288</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 17/10/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Download Area -&gt; EBM in fisioterapia</p>
<p>- Hydrotherapy: review on the effectiveness of its application in physiotherapy and occupational therapy (2006, HTA - Health Technology Assessment) <br />
<br />
- The PEDro scale is a valid measure of the methodological quality of clinical tirals: a demographic study (2009, Australian Journal of Physiotherapy - Australian Physiotherapy Association) <br />
<br />
- Aquatic physical therapy combined with land-based physical therapy to improve functional independence (2011, Cincinnati Children's)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.riabilita.eu/ebp_download.html">vai alla pagina</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Download</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=289</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 17/10/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione dei Disordini Muscolo-scheletrici -&gt; varie</p>
<p>- A systematic review of nonrandomized controlled trials on the curative effects of aquatic exercise (2011, Dovepress)</p>
<p>- Effectiveness of Aquatic Exercise and Balneotherapy: A Summary of Systematic Reviews Based on Randomized Controlled Trials of Water Immersion Therapies (2009, J Epidemiol)</p>
<p>- HYDROTHERAPY. Review on the effectiveness of its application in physiotherapy and occupational therapy.(2004, WorkSafe)</p>
<p>- Hydrotherapy Versus ConventionalLand-Based Exercise for the Management of Patients With Osteoarthritis of the Knee:A Randomized Clinical Trial (2008, Physical Therapy)<br />
</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.riabilita.eu/varie_download.html">vai alla pagina</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>AGREE II - Checklist per Valutare la Qualità delle Linee Guida
</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=290</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 17/10/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.gimbe.org/index.htm">GIMBE</a>)</sub></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">Secondo la definizione dell&rsquo;Institute of Medicine (1990) le linee guida sono &laquo;raccomandazioni di comportamento clinico, prodotte con metodi sistematici per assistere medici e pazienti nel decidere le modalit&agrave; di assistenza pi&ugrave; appropriate in specifiche circostanze cliniche&raquo;. <br />
<br />
Oggi le linee guida costituiscono uno strumento di governo clinico per definire standard assistenziali con cui valutare le performance di professionisti e organizzazioni sanitarie; tuttavia, considerato che i benefici potenziali delle linee guida sono proporzionali alla loro qualit&agrave;, &egrave; indispensabile disporre di uno strumento di valutazione standardizzato. <br />
<br />
Con questo obiettivo...</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><a target="_blank" href="http://www.gimbe.org/agree/index.htm">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Pazienti in primo piano</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=291</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 17/10/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><p align="right"><sub>(tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it:80/index.asp"><sub>Il Pensiero Scientifico Editore</sub></a><sub>)</sub></p>
<p align="left">Secondo il <strong>blogger del BMJ Richard Lehman</strong>, il breve articolo del <em>JAMA </em>sull&rsquo;outcomes research &egrave; &quot;una lettura essenziale per chiunque abbia a cuore il futuro della medicina&quot;.<br />
<br />
La valutazione degli esiti &egrave; quella ricerca scientifica che genera la conoscenza necessaria per guidare le decisioni in materia di assistenza sanitaria e promuovere il raggiungimento di risultati ottimali con strategie preventive, diagnostiche, prognostiche e terapeutiche. L'obiettivo &egrave; aumentare la probabilit&agrave; che i pazienti ottengano i risultati che desiderano grazie a informazioni e decisioni migliori e a una migliore assistenza sanitaria. <br />
La outcomes research affonda le sue radici nel mondo reale: l&rsquo;accento &egrave; posto sui risultati sperimentati dai soggetti, non su misurazioni che sono surrogati per quanto potrebbe accadere.<br />
<br />
Quali gli ambiti di tale tipo di ricerca?<br />
- Valutare l&rsquo;efficacia (effectiveness) di una strategia nel mondo reale.<br />
- Generare conoscenze che facilitino l&rsquo;allineamento delle decisioni in materia di assistenza sanitaria alle preferenze, agli obiettivi e ai valori dei pazienti.<br />
- Performance del sistema: implementazione ottimale delle strategie per prevenire, diagnosticare e trattare le malattie.<br />
<br />
...</p>
<p align="left"><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1166">Articolo integrale</a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Il meraviglioso mondo del placebo</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=292</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 17/10/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub>(Tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it:80/index.asp">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></p>
<p>Sul <em>British Medical Journal</em> un articolo analizza il cosiddetto &quot;placebo by proxy&quot;: medici e familiari possono avere una risposta emotiva a un trattamento somministrato a un paziente e pensare che il trattamento stia aiutando il paziente perfino in assenza di qualsiasi beneficio fisiologico o indicazione da parte del paziente che il trattamento stia funzionando. Un fenomeno che pu&ograve; avere implicazioni per la pratica clinica, con pro e contro.<br />
<br />
Gli autori riportano l'esempio di un ipotetico bambino con una malattia virale delle vie respiratorie superiori: i genitori sono convinti che abbia bisogno di un antibiotico, oppure il medico &egrave; convinto che i genitori sono convinti che sia necessario un antibiotico. L'antibiotico viene prescritto, e sono tutti pi&ugrave; contenti, e si sentono meglio: padre, madre, figlio o figlia, fratello e sorella. L'antibiotico per&ograve; &egrave; un &quot;placebo impuro&quot;, e ha anche degli effetti collaterali, per cui pu&ograve; essere dannoso.</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=1173">Articolo Integrale<br />
</a><br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Glu glu glu glu glu, aahhhhh!</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=293</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 17/10/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/default.asp">Blog Scire</a>)</sub></p>
<p align="left">Con il caldo di questi giorni, tutti ci ricordano che bisogna bere molta acqua. Perfino il BMJ pubblica la pubblicit&agrave; di una organizzazione chiamata Hydration for Health che sottolinea l&rsquo;importanza di bere acqua per la nostra salute. Ma qualcosa non torna, tanto che Fiona Godlee, editor del BMJ, deve correre ai ripari con un editoriale nel quale dichiara che quella pubblicit&agrave; &egrave; scappata tra le maglie della rete della propria redazione. Redazione che, secondo linee guida interne alla rivista, dovrebbe controllare la veridicit&agrave; e l&rsquo;affidabilit&agrave;, non solo degli articoli scientifici, ma anche delle pubblicit&agrave; che vengono pubblicate. Infatti in quella pubblicit&agrave; che invita a bere pi&ugrave; acqua, Hydration for Health fa affermazioni che non hanno sufficienti prove provenienti dalla ricerca. E poi, guarda caso, &egrave; sponsorizzata dalla Danone, che produce bottiglie di acqua minerale sotto diversi marchi. <br />
<br />
Della questione si occupa Margaret Mc Cartney, medico di base di Glasgow e collaboratrice del BMJ, in un articolo nel quale mette a nudo la mancanza di prove del beneficio di bere acqua oltre il normale soddisfacimento della sete. Dunque bisogna o no bere almeno un litro e mezzo o due di acqua al giorno, come viene da pi&ugrave; parti raccomandato, e come spesso gli stessi medici forse un po&rsquo; acriticamente consigliano? Ci sono o no prove provenienti dalla ricerca che indicano davvero l&rsquo;utilit&agrave; di questa abitudine? <br />
<br />
No, non ci sono, secondo l&rsquo;analisi effettuata da Margaret Mc Cartney e pubblicata sul BMJ. Non ci sono prove sufficienti che questa abitudine sia benefica per la salute, anche se certamente &egrave; benefica per i produttori di acque minerali, considerata anche la scarsa affezione che le persone (e soprattutto gli italiani) mostrano per la generosa, abbondante e sicura acqua del rubinetto. A sostegno della sua posizione, la dottoressa Mc Cartney cita... <br />
</p>
<p align="left"><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=134">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Rumore di zoccoli? Saranno le zebre</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=281</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 04/08/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><sub>(tratto da <a target="_blank" href="www.pensiero.it">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub><br />
<br />
Quando si tratta di formulare una diagnosi, per prima cosa si ipotizza una  malattia comune; in caso di difficolt&agrave;, si pu&ograve; pensare a una presentazione  insolita di una malattia comune.<br />
<br />
Ma, come avvertono <strong>Michal Haran</strong> e  <strong>Ami Schattner</strong>, non si deve escludere a priori una zebra, cio&egrave; una  malattia rara, che nei casi pi&ugrave; difficili pu&ograve; anche presentarsi con sintomi  insoliti per quella stessa malattia (in questo caso le autrici parlano di zebre  a strisce verdi).<br />
<br />
Le due autrici espongono tre casi clinici, con una  particolarit&agrave;: il primo caso infatti vede protagonista proprio la dott.ssa  Haran, specializzata in ematologia, colpita da una serie di disturbi neurologici  che rappresentano un enigma risolto dopo ben 15 anni. Il secondo caso riguarda  un uomo ricoverato al pronto soccorso per una sincope: visto che i risultati  degli esami erano tutti regolari si decide di dimetterlo, ma guardando con pi&ugrave;  attenzione la suia cartella clinica il medico si rende conto che non si tratta  di &quot;una&quot; sincope, ma dell&rsquo;ottavo episodio nell&rsquo;arco di pochi mesi; ulteriori  approfondimenti permettono di formulare la diagnosi di sindrome di Shy-Drager  (atrofia sistemica multipla). L&rsquo;ultimo caso riguarda un paziente con un mieloma  non secretorio: la perdita del lavoro e una serie di test nella norma avevano  indotto a pensare semplicemente a stress, con un irrimediabile ritardo di un  anno della diagnosi.<br />
<br />
Sulla base dei tre casi clinici esposti le autrici  danno una serie di consigli pratici:<br />
&bull; ascoltare con attenzione il paziente,  il maggior esperto di quella particolare condizione,<br />
&bull; concentrare  l&rsquo;attenzione sugli aspetti pi&ugrave; critici,<br />
&bull; seguire il consiglio di Sherlock  Holmes: &quot;Quando avete escluso l&rsquo;impossibile, qualsiasi cosa rimanga, per quanto  improbabile, deve essere la verit&agrave;&quot;,<br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1144">Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Amici di Facebook e Twitter</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=282</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 04/08/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><div align="right"><sub>(tratto da Il <a href="www.pensiero.it" target="_blank">Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub><br />
</div>
<strong> <em><br />
</em></strong><blockquote><strong><em> Eugenio Santoro</em></strong><em>, Laboratorio di Informatica Medica,  Dipartimento di Epidemiologia, Istituto &ldquo;Mario Negri&rdquo; di Milano, autore di &quot;Facebook,  Twitter e la medicina&quot;</em><br />
</blockquote> <br />
<strong>I medici possono sfruttare Facebook e Twitter come strumenti per il  proprio lavoro?</strong><br />
Possono e anzi devono sfruttarli, considerato che  oggi gran parte della informazione scientifica viaggia anche attraverso i social  media. Basti pensare che le principali riviste di medicina, da <em>Lancet</em>  al <em>NEJM</em>, hanno incominciato ad utilizzare Facebook e Twitter per  distribuire i propri contenuti; lo stesso si pu&ograve; dire delle societ&agrave; scientifiche  e delle istituzioni come i CDCs di Atlanta. Anche in Italia le Istituzioni  nazionali stanno incominciando ad utilizzare questi canali di comunicazione.  Facebook e Twitter saranno quindi sempre pi&ugrave; utilizzati dalla classe medica  perch&eacute; molta informazione, soprattutto quella rivolta al loro aggiornamento  professionale,&nbsp; gi&agrave; oggi viaggia attraverso questi canali.
<p><strong>Perch&eacute; si sceglie di fare viaggiare l&rsquo;informazione sui social  media?</strong><br />
Chi produce informazione (documenti testuali, immagini,  filmati, diapositive, file audio, ecc.) ha interesse a farla viaggiare sui  social media&nbsp; perch&eacute; attraverso questi canali possono raggiungere potenzialmente  un gran numero di utenti (Facebook conta 500 milioni, dei quali 21 in Italia);  infatti possono contare sulle potenzialit&agrave; aggregative di questi strumenti  perch&eacute; il profilo di un utente su Facebook come su Twitter pu&ograve; essere condiviso  da tutti gli amici in comune.&nbsp; Nulla di diverso dal tradizionale &ldquo;passa parola&rdquo;  che per&ograve; qui &egrave; reso automatico grazie alla rete di amicizie attivate da ciascun  utente di Facebook e Twitter. <br />
A ci&ograve; si pu&ograve; aggiungere il fatto che i social  media sono anche dei social network e come tali permettono di stimolare  dibattiti e discussioni attorno a specifici argomenti.</p>
<p><strong>In medicina si fa sempre un bilancio tra i rischi e benefici. Qual &egrave;  il bilancio per questi social media?</strong><br />
Iniziamo con i benefici. Tra  questi metterei la possibilit&agrave; da parte di un medico di ricevere tempestivamente  le informazioni relative al proprio aggiornamento professionale semplicemente  &ldquo;seguendo&rdquo; i canali aperti su Facebook e su Twitter dalle fonti alle quali egli  abitualmente si rivolge. A ci&ograve; aggiungerei la possibilit&agrave; di condividere  l&rsquo;informazione con i colleghi che si interessano della stessa tematica o  addirittura di partecipare alle discussione che possono essere generate  direttamente sui canali Facebook o Twitter attivati dalle varie fonti di  informazione. Non &egrave; affatto raro, a questo proposito, assistere sui canali di  social media delle riviste mediche alla discussione sulle implicazioni&nbsp; nella  pratica clinica dell&rsquo;ultimo studio clinico pubblicato, o&nbsp; partecipare sui canali  di una societ&agrave; scientifica&nbsp; al dibattito attorno alle relazioni presentate&nbsp;  durante il congresso annuale. </p>
<p><strong>I rischi?</strong><br />
Gli aspetti negativi sono legati al fatto che  se non si utilizzano fonti accreditate si rischia di raccogliere informazioni  non attendibili. Un altro aspetto negativo riguarda la gestione della privacy.  Se l&rsquo;utente non segue correttamente tutte le regole per la tutela della privacy,  contenuti che transitano sulla sua bacheca di Facebook possono essere visti  anche da persone alle quali non vorrebbe renderle disponibili. </p>
<p><strong>I social network quali strumenti per relazionarsi con i propri  colleghi. E per quanto riguarda la relazione con i pazienti?</strong><br />
Questa  &egrave; un&rsquo;area...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/catalogo/recensioni.asp?page=pagine_aperte_472_twitter">Articolo integrale</a><br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Modificare la pratica professionale? Yes... ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=283</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 04/08/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><div align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it">GIMBEnews</a>)</sub><sub><br />
</sub></div>
<br />
<div align="justify">La ricerca sui servizi sanitari dimostra numerosi gap tra le migliori evidenze scientifiche disponibili e la pratica professionale: infatti, accanto alla mancata prescrizione di interventi sanitari efficaci, si assiste al continuo utilizzo di interventi inefficaci, se non addirittura dannosi per i pazienti. Secondo alcune stime 30-45% dei pazienti non riceve interventi sanitari appropriati in accordo alle evidenze scientifiche e 20-25% degli interventi sanitari erogati sono inappropriati e potenzialmente dannosi.<br />
</div>
<br />
<div align="justify">Le conseguenze negative di tali gap per i sistemi sanitari sono enormi: aumentano l&rsquo;inappropriatezza clinica e organizzativa, riducono l&rsquo;efficacia dell&rsquo;assistenza sanitaria, aumentano il rischio clinico e consumano preziose risorse economiche. Secondo il modello tradizionale, il trasferimento delle nuove conoscenze alla pratica professionale avviene in maniera lineare: i professionisti acquisiscono nuove conoscenze, cambiano le proprie attitudini e, infine, modificano i comportamenti professionali. In realt&agrave;, questo modello &egrave; illusorio, sia perch&egrave; i professionisti non sempre apprendono le conoscenze necessarie alla propria pratica, sia perch&egrave; questa &egrave; influenzata solo in parte dalle nuove evidenze e risente negativamente di numerose altre determinanti. Ad esempio, consistenti evidenze scientifiche dimostrano, da un lato, che la diffusione passiva delle linee guida non modifica i comportamenti professionali, dall&rsquo;altro che la prescrizione dei farmaci &egrave; fortemente influenzata dalle strategie di marketing dell&rsquo;industria.<br />
</div>
<br />
<div align="justify">Considerati gli investimenti che i sistemi sanitari stanno indirizzando nelle politiche di governo clinico e nell&rsquo;uso integrato dei vari strumenti (percorsi assistenziali, audit clinico, risk management, etc), le organizzazioni sanitarie non possono mantenere il ruolo di &ldquo;spettatore passivo&rdquo;, confidando che...<br />
</div>
<br />
<a href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=314" target="_blank">Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dowload Area</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=284</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 04/08/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; EBM<br />
</p>
<p>- Undergraduate medical student perceptions and use of Evidence Based Medicine: A qualitative study (2010, BMC Medical Education)</p>
<p>- Evidence-based medicine training during residency: a randomized controlled trial of efficacy (2010, BMC Medical Education)</p>
<p>&nbsp;<font color="#333333">-How are &quot;teaching the teachers&quot; courses in evidence based medicine evaluated? A systematic review (2010, BMC Medical Education)</font></p>
<p><font color="#333333">-Statistics teaching in medical school: Opinions of practising doctors (2010, BMC Medical Education)</font></p>
<p><font color="#333333">-Where there is no evidence: use of expert consensus methods to fill the evidence gap in low-income countries and cultural minorities (2010, INTERNATIONAL JOURNAL OF MENTAL HEALTH SYSTEMS)</font></p>
<p><font color="#333333">-Effective Medical Writing: Getting to know journal bibliographic databases (2010, Singapore Medical Journal)</font></p>
<p><font color="#333333">-Letters (2010, CMAJ - Canadian Medical Association Journal)</font></p>
<font color="#333333">
<p><font color="#333333">-So many questions, so few answers (2010, Bulletin of the World Health Organization - WHO)</font></p>
<p><font color="#333333">-Meta-analysis in medical research (2010, HIPPOKRATIA)</font></p>
<span style="FONT-WEIGHT: normal">
<p style="BORDER-RIGHT: medium none; PADDING-RIGHT: 0cm; BORDER-TOP: medium none; PADDING-LEFT: 0cm; PADDING-BOTTOM: 0cm; BORDER-LEFT: medium none; PADDING-TOP: 0cm; BORDER-BOTTOM: medium none"><strong><span style="FONT-WEIGHT: normal">-Seventy-Five Trials and Eleven Systematic Reviews a Day: How Will We Ever Keep Up?</span></strong><span style="FONT-WEIGHT: normal"><br />
(2010, PLoS Medicine)</span></p>
</span></font>
<p><font color="#333333">-Self-perceived competence correlates poorly with objectively measured competence in Evidence Based Medicine among medical students (2011, BMC Medical Education)</font></p>
<p><font color="#333333">-Patient safety education for undergraduate medical students: a systematic review (2011, BMC Medical Education)</font></p>
<p><font color="#333333">-Interpreting systematic reviews: are we ready to make our own conclusions? A cross-sectional study (2011, BMC Medical Education)</font></p>
<p><font color="#333333">-Effects on patients of their healthcare practitioner's or institution's participation in clinical trials: a systematic review (2011, TRIALS)</font></p>
<p><font color="#333333">-Bridging the gap between basic science and clinical practice: The role of organizations in addressig clinician barriers (2011, IMPLEMENTATION SCIENCE)</font></p>
<p><font color="#333333">-Application of GRADE: Making evidence-based recommendations about diagnostic tests in clinical practice guidelines (2011, IMPLEMENTATION SCIENCE)</font></p>
<p><font color="#333333">-New perspective and new challenges in clinical trial regulation in Italy (2011, Annali dell'Istituto Superiore di Sanit&agrave;)</font></p>
<p><font color="#333333">-Evidence-based medicine: what it can and cannot do (2011, Annali dell'Istituto Superiore di Sanit&agrave;)</font></p>
<p><font color="#333333">-Integrating clinical research into clnical decision making (2011, Annali dell'Istituto Superiore di Sanit&agrave;)</font></p>
<p><font color="#333333">-The personalised medicine. A paradigm of evidence-based medicine (2011, Annali dell'Istituto Superiore di Sanit&agrave;)</font></p>
<p><font color="#333333">-The centralized approach to guidelines development (2011, CMAJ - Canadian Medical Association Journal)</font><span style="FONT-WEIGHT: normal"></span><font color="#333333">Can evidence-based medicine and clinical quality improvment learn from each other? (2011, BMJ)</font></p>
<p style="BORDER-RIGHT: medium none; PADDING-RIGHT: 0cm; BORDER-TOP: medium none; PADDING-LEFT: 0cm; PADDING-BOTTOM: 0cm; BORDER-LEFT: medium none; PADDING-TOP: 0cm; BORDER-BOTTOM: medium none"><font color="#333333">-Best Practice in Systematic Reviews: The Importance of Protocols and Registration (2011, PLoS Medicine)</font></p>
<p style="BORDER-RIGHT: medium none; PADDING-RIGHT: 0cm; BORDER-TOP: medium none; PADDING-LEFT: 0cm; PADDING-BOTTOM: 0cm; BORDER-LEFT: medium none; PADDING-TOP: 0cm; BORDER-BOTTOM: medium none"><br />
<br />
</p>
<p><a href="ebm_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<br />
<hr width="100%" size="2" />]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Le decisioni in sanità sono influenzate dal modo di presentare i benefici e i danni </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=285</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 04/08/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub>(Tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.partecipasalute.it"><sub>Partecipasalute</sub></a><sub>)</sub></p>
<p>Scegliere il modo appropriato per comunicare la probabilit&agrave; di un danno &egrave; la chiave per permettere alle persone di fare scelte informate e consapevoli.</p>
<p>Una nuova revisione sistematica Cochrane mostra che nei medici, altri operatori sanitari e pazienti, la percezione della probabilit&agrave; di danno pu&ograve; essere influenzata a seconda di come sono presentati i numeri e le statistiche. La probabilit&agrave; di avere un beneficio o un danno in relazione agli interventi sanitari &egrave; amplificata o mitigata utilizzando modalit&agrave; diverse di presentazione del dato. Tutto questo pu&ograve; generare confusione e l&rsquo;uso di alcune statistiche legate ai dati della ricerca &egrave; molto dibattuto.</p>
<p>Partiamo da un esempio concreto. Se di un farmaco possiamo dire che riduce del 50% il rischio di frattura dell'anca a tre anni, percepiamo un beneficio marcato. Lo stesso risultato per&ograve; potrebbe essere riportato come: lo 0,5% dei soggetti (1 ogni 200) che assume il farmaco ha una frattura all&rsquo;anca, contro l&rsquo;1% tra quelli che non lo assumono (1 ogni 100). In questo secondo caso, il beneficio sembra ridotto, anche se si parla dello stesso farmaco. L&rsquo;efficacia di questo farmaco sembra poi ancora minore se riformuliamo il risultato dicendo che devono essere trattate per tre anni 200 persone al fine di prevenire una singola frattura all&rsquo;anca.&nbsp;</p>
<p>Le misure statistiche utilizzate nell&rsquo;esempio sono semplicemente modi diversi di esprimere lo stesso risultato: quando si parla di una riduzione del 50% del rischio di frattura dell&rsquo;anca si fa riferimento ad una riduzione del rischio relativo (RRR). Dire che lo 0,5% in meno delle persone avr&agrave; una frattura dell&rsquo;anca significa...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1725">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Clinimetria come disciplina</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=286</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 04/08/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><p align="right"><sub>(Tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.aircommunity.it"><sub>A.I.R.</sub></a><sub>)</sub></p>
<p>La clinimetria &egrave; una disciplina finalizzata allo sviluppo e alla validazione delle valutazioni cliniche. Inizia ad affermarsi verso la fine degli anni &rsquo;80 negli Stati Uniti ed un ottimo articolo di riferimento in proposito venne pubblicato nella rivista Annals of Internal Medicine nel 1983 da parte di Feinstein e collaboratori. </p>
<p><br />
L&rsquo;esigenza semplice e fondamentale che &egrave; alla base della clinimetria &egrave; quella di passare da una valutazione qualitativa dei sintomi e delle espressioni soggettive ed obiettive della malattia, a quella di una valutazione basata sulla quantificazione, mediante l&rsquo;uso di scale, criteri e questionari che siano rivolti a garantire la riproducibilit&agrave; e soprattutto la standardizzazione della analisi dei rilievi clinici e dei dati cos&igrave; ottenuti.<br />
Le caratteristiche degli strumenti...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.aircommunity.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=75&amp;Itemid=59">Articolo Integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>AGREE IIChecklist per Valutare la Qualità delle Linee Guida</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=277</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 07/06/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><div align="right">(tratto da <a href="http://www.gimbe.org" target="_blank">GIMBE</a>)<br />
</div>
<br />
<p>Secondo la definizione dell&rsquo;Institute  	of Medicine (1990) le linee guida sono &laquo;raccomandazioni di comportamento  	clinico, prodotte con metodi sistematici per assistere medici e pazienti nel  	decidere le modalit&agrave; di assistenza pi&ugrave; appropriate in specifiche circostanze  	cliniche&raquo;.<br />
Oggi le linee guida costituiscono uno strumento di governo clinico per  	definire standard assistenziali con cui valutare le performance di  	professionisti e organizzazioni sanitarie; tuttavia, considerato che i  	benefici potenziali delle linee guida sono proporzionali alla loro qualit&agrave;,  	&egrave; indispensabile disporre di uno strumento di valutazione standardizzato.<br />
Con questo obiettivo nel 2001 nasce lo strumento AGREE (Appraisal of  	Guidelines for Research &amp; Evaluation), divenuto negli anni il riferimento  	internazionale per valutare la qualit&agrave; delle linee guida. <br />
Nel 2010 l&rsquo;AGREE Next Step Consortium ha pubblicato AGREE II, la nuova  	versione dello strumento. <br />
Grazie alla Fondazione GIMBE, che ne ha sostenuto la traduzione e la  	pubblicazione, &egrave; oggi disponibile la versione italiana ufficiale di AGREE  	II.</p>
(...)<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.gimbe.org/agree/index.htm"> Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Passa al centro, c'è il paziente</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=278</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 07/06/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><div align="right">(tratto da <a href="http://www.scire-ausl.bo.it" target="_blank">Blog Scire</a>)<br />
</div>
<br />
L'Evidence Based Medicine (EBM) o, in italiano, Medicina basata sulle prove, &egrave; in giro ormai da circa venti anni, ma non tutti sono riusciti a farsene un'idea sufficientemente chiara. E intanto gi&agrave; nuove definizioni si affacciano all'orizzonte. Proviamo allora a fare chiarezza su queste nuove definizioni, approfittando di un articolo scritto da Susan Ross della Tuft University School of Medicine di Boston, intitolato A lexicon for user-driven healthcare e pubblicato sull'International Journal of User-Driven Healthcare. Appunto, che cos'&egrave;, ad esempio, la User-Driven Healthcare? Una definizione del 2008 dice che si tratta di &ldquo;assistenza sanitaria migliore grazie all'apprendimento concertato e collaborativo di utenti e portatori di interessi, soprattutto pazienti, operatori sanitari e altri attori della rete collaborativa&rdquo;. Forse si pu&ograve; dire semplicemente, e meglio di quanto faccia la definizione, che l'assistenza sanitaria pu&ograve; essere migliorata se tutti gli attori coinvolti, soprattutto operatori sanitari e cittadini, collaborano nelle scelte, evidentemente sia scelte organizzative generali sulla sanit&agrave;, sia scelte concernenti la salute di una singola persona. Collaborazione dunque, non pi&ugrave; decisioni imposte dall'alto, se si vuole migliorare la qualit&agrave; dell'assistenza sanitaria.<br />
<br />
Un concetto molto simile &egrave; quello della Consumer Driven Healthcare, di cui poco si &egrave; parlato finora in Italia. Qui l'attenzione si sposta pi&ugrave; sull'aspetto economico. La definizione, del 2004, chiarisce infatti che essa &ldquo;consente agli individui di ottenere l'assistenza sanitaria che vogliono, al prezzo che sono disposti a pagare&rdquo;. In questo modello, l'autonomia dell'individuo &egrave; molto elevata, anche rispetto a quelle che sarebbero le indicazioni e le raccomandazioni del suo medico. Si tratta certamente di un approccio, appunto, &ldquo;consumistico&rdquo;, nel quale il cittadino decide in prima persona quale indagine diagnostica o quale trattamento fare. Palesemente, &egrave; una forma di reazione, si potrebbe dire dal basso, a un concetto di assistenza sanitaria che metterebbe fra le sue priorit&agrave; quella del contenimento dei costi sociali della salute. Se poi quest'ultima forma di assistenza sanitaria esista davvero nella realt&agrave;, o sia solo uno spettro, non &egrave; del tutto chiaro. Quello che &egrave; chiaro &egrave; che in una buona assistenza sanitaria il contenimento dei costi dovrebbe esistere solo in congiunzione al concetto di appropriatezza: &egrave; giusto e opportuno contenere solo e soltanto quei costi dovuti a esami diagnostici o a trattamenti che non sono appropriati. Ad esempio, quelli per i quali &egrave; dimostrata una palese inefficacia, o che sono gravati dal rischio di effetti dannosi superiori ai possibili benefici.<br />
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Da un po' di tempo si parla poi di Narrative Medicine, che potrebbe essere definita un po' come una Medicina dell'ascolto: ascoltare attentamente la storia del malato cos&igrave; come viene raccontata, facendone tesoro, al fine di conoscere meglio le sue aspettative e le sue preferenze e incorporarle cos&igrave; nelle scelte che vengono fatte, ad esempio quando &egrave; il momento di decidere un trattamento. Non tanto diversa &egrave; la Patient Centered Medicine, che nel 2001 &egrave; stata definita come la Medicina &ldquo;rispettosa e disponibile verso le preferenze del singolo paziente, verso i suoi bisogni e i suoi valori&rdquo;.<br />
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In questa carrellata non poteva mancare la cosiddetta Health 2.0, anche questa una forma di Medicina partecipativa nella quale i pazienti hanno l'occasione di collaborare attivamente e con cognizione di causa alle scelte che li riguardano, grazie alle possibilit&agrave; di informazione e conoscenza offerte da Internet, sia attraverso i siti delle istituzioni sanitarie di indiscussa qualit&agrave;, sia attraverso altri siti affidabili di informazione, sia attraverso gli scambi che avvengono all'interno dei social network. <br />
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(...)<br />
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<a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=130"> Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Esperti? No grazie</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=279</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 07/06/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right">(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</p>
<p>Pare che la maggioranza degli oncologi, se si ammalasse di cancro, non si farebbe curare dai colleghi pi&ugrave; famosi. E dopo aver visto i dati al congresso ANMCO di Firenze, &egrave; probabile che anche qualche cardiologo infartuato cerchi di dirottare l&rsquo;ambulanza verso un&rsquo;unit&agrave; coronarica meno prestigiosa, ma con risultati pi&ugrave; rassicuranti. <br />
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Tira una brutta aria per gli esperti, ed era ora. L&rsquo;anno scorso, il libro di David Freedman, Wrong, ha scatenato molte discussioni ma era soprattutto un libro sugli errori. &quot;Experts are helpful except when they&rsquo;re wrong. The problem is, people tend to believe experts even if they are wrong&quot;. Cos&igrave; Guy Kawasaki, ma i problemi, con gli &quot;esperti&quot;, non nascono quando sbagliano ma quando barano. E accade spesso. <br />
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Come difendersi? Usare particolare cautela quando il consiglio di un esperto... <br />
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&bull; promuove un&rsquo;innovazione <br />
&bull; &egrave; troppo bello per essere vero <br />
&bull; attira l&rsquo;attenzione della gente <br />
&bull; proviene da una fonte di prestigio <br />
&bull; esce su un giornale accreditato <br />
&bull; &egrave; supportato da qualcuno che potrebbe avere vantaggi se la gente ci credesse. <br />
<br />
Per arrivare a dieci (aridaje coi decaloghi), &egrave; bene non fidarsi quando...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=1132">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Prima di tutto l’inefficacia</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=280</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 07/06/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right">(tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it">Blog Scire</a>)</p>
<p align="justify">Un po&rsquo; per sua natura, un po&rsquo; per la sua storia millenaria, l&rsquo;agopuntura genera un&rsquo;alta aspettativa di efficacia sia tra gli agopuntori, sia tra i pazienti, una caratteristica che sembra esporla al rischio paradossale di una sorta di indimostrabilit&agrave; dell&rsquo;inefficacia. Tra le varie medicine complementari, l&rsquo;agopuntura &egrave; tra quelle che hanno mostrato finora risultati parziali di maggior interesse negli studi di efficacy o effectiveness, pur con una serie di interrogativi che restano ancora tutti aperti. L&rsquo;area del trattamento del dolore &egrave; certamente quella in cui l&rsquo;agopuntura ha mostrato le migliori performance di efficacia e quindi &egrave; particolarmente interessante la lettura dell&rsquo;articolo Acupuncture: does it alleviate pain and are there serious risks? A review of reviews, scritto da Edzard Ernst, professore di Complementary Medicine nell&rsquo;Universit&agrave; inglese di Exeter, in collaborazione con due collaboratori coreani. L&rsquo;articolo &egrave; stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Pain e si aggiunge a una lunga lista di articoli critici nei confronti delle medicine complementari, medicine che Ernst, lui stesso in passato omeopata, osserva ora da un critico punto di vista evidence-based. <br />
<br />
L&rsquo;articolo &egrave; una revisione sistematica di revisioni sistematiche e ha individuato 57 revisioni (di cui solo 4 giudicate di eccellente qualit&agrave; metodologica) che corrispondevano ai criteri prestabiliti dai ricercatori. Per dirla in estrema sintesi, questo lavoro ha messo in evidenza che conclusioni positive sull&rsquo;efficacia dell&rsquo;agopuntura provenienti da pi&ugrave; di una revisione sistematica di alta qualit&agrave; esistono al momento solo per il dolore al collo, anche se gli studi primari su cui sono basate queste revisioni sono di qualit&agrave; variabile. Per tutte le altre indicazioni nell&rsquo;ambito del trattamento del dolore non sono invece emerse prove convincenti di efficacia, o perch&eacute; erano di qualit&agrave; scarsa gli studi primari o le revisioni sistematiche che li avevano sintetizzati, oppure per l&rsquo;incertezza dei risultati emersi dagli studi primari. Insomma, ci troviamo ancora, per un motivo o per l&rsquo;altro, di fronte a risultati che restano non definitivi. <br />
<br />
Questo studio di Ernst si aggiunge a una sequela di studi che sta cercando di stabilire il livello di efficacia vera dell&rsquo;agopuntura, provando a distinguerla dall&rsquo;effetto placebo che questa antica pratica si porta dietro. A questo scopo si &egrave; fatto ricorso anche all&rsquo;utilizzo di diverse tecniche di ricerca, come l&rsquo;impiego della cosiddetta agopuntura sham, una specie di agopuntura finta da confrontare con quella vera per provare a isolare l&rsquo;eventuale efficacia &ldquo;reale&rdquo; di questo trattamento. Tuttavia, sembra difficile che questo studio di Ernst o altri studi possano dire una parola pi&ugrave; o meno definitiva sull&rsquo;efficacia dell&rsquo;agopuntura. E&rsquo; vero che in Medicina, come nella scienza in generale, i risultati sono sempre da considerarsi provvisori, perch&eacute; nuovi esperimenti possono sempre cambiare le carte in tavola, ma &egrave; anche vero che ormai, dopo oltre 50 anni di trial randomizzati e controllati (RCT) e di altre ricerche e osservazioni, cominciano a emergere alcuni punti fermi che sar&agrave; molto improbabile dover modificare in futuro. E l&rsquo;agopuntura, come fa notare anche Harriet Hall in un editoriale di commento allo studio di Ernst, ha ormai alle spalle molti anni di ricerche primarie e secondarie, e sarebbe ora che cominciasse a emergere quantomeno qualche punto fermo sul quale tutti concordano, agopuntori prima di tutto. Ad esempio inappellabili prove di inefficacia, proprio per poter dare credibilit&agrave;, invece, all&rsquo;emergere di eventuali prove di efficacia. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=131">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>L’approccio di sistema alla Clinical Governance 
Il Piano Sanitario Nazionale chiama, la ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=272</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub>(tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it"><sub>GIMBEnews</sub></a><sub>)</sub></p>
<p>Una conferenza gratuita senza sponsor per quasi 600 partecipanti provenienti da tutte le regioni italiane e rappresentativi di tutte le professioni sanitarie? <br />
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Non &egrave; utopia&hellip; ma la ricetta della Conferenza Nazionale GIMBE! No agli sponsor, un solo intervento preordinato e 16 contributi rigorosamente selezionati tra i 74 abstract pervenuti, nessun compenso n&eacute; rimborsi spese per i relatori, un caff&egrave; di benvenuto e&hellip; no free lunch! <br />
<br />
Il filo conduttore della Conferenza &ndash; tracciato dalla lettura inaugurale &ndash; &egrave; stato &ldquo;l&rsquo;approccio di sistema alla Clinical Governance&rdquo;, previsto anche dal Piano Sanitario 2011-2013. Si &egrave; quindi articolata una variopinta kermesse di progetti realizzati nelle organizzazioni sanitarie italiane, integrando vari strumenti di Governo Clinico. <br />
<br />
Il GIMBE Award individuale &egrave; stato assegnato ex aequo ai progetti presentati da Marco Masina (Azienda USL di Bologna) e da Paola Ferri (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena): al primo perch&eacute; &ldquo;configura l&rsquo;approccio di sistema alla Clinical Governance integrando numerosi strumenti nei processi di governo aziendale&rdquo;; al secondo perch&eacute; &ldquo;dimostra che gli esiti assistenziali non sono condizionati solo dall&rsquo;appropriatezza dei processi (fare le cose giuste), ma anche dalla conformit&agrave; delle procedure operative (fare le cose bene)&rdquo;. L&rsquo;Azienda Ospedaliera di Perugia si &egrave; aggiudicata il GIMBE Award aziendale per aver contribuito alla Conferenza con ben cinque progetti di elevata qualit&agrave;. Considerato il successo dell&rsquo;iniziativa lanciata nella scorsa edizione, i migliori contributi saranno pubblicati nella sezione &ldquo;Progetti Aziendali&rdquo; di GIMBEnews. <br />
<br />
Nel Piano Sanitario Nazionale (PSN) 2011-2013, approvato lo scorso 21 gennaio, si legge che &laquo;La politica di attuazione del governo clinico richiede un approccio di &ldquo;sistema&rdquo; e viene realizzata tramite l&rsquo;integrazione di numerosi fattori tra di loro interconnessi e complementari, tra i quali vi sono la formazione continua, la gestione del rischio clinico, l&rsquo;audit, la medicina basata sull&rsquo;Evidenza, le linee guida cliniche e i percorsi assistenziali, la gestione dei reclami e dei contenziosi, la comunicazione e gestione della documentazione, la ricerca e lo sviluppo, la valutazione degli esiti, la collaborazione multidisciplinare, il coinvolgimento dei pazienti, l&rsquo;informazione corretta e trasparente e la gestione del personale. Tutte queste tematiche sono oggetto di analisi e di iniziative condivise tra lo Stato e le Regioni, ai fini del miglioramento continuo dell&rsquo;equit&agrave;, dell&rsquo;appropriatezza e della qualit&agrave; del sistema nel rispetto del vincolo delle risorse programmate&raquo;. Questo approccio legittima in maniera definitiva il &ldquo;Position Statement GIMBE: Il Governo Clinico nelle Aziende Sanitarie&rdquo; pubblicato nel febbraio 2006 che, descrivendo tutti gli strumenti di Governo Clinico citati dal PSN 2011-2013, afferma che &ldquo;non possono essere utilizzati in maniera occasionale, afinalistica e/o confinati esclusivamente all&rsquo;ambito professionale, ma devono essere integrati in tutti i processi di governo aziendale: strutturali, organizzativi, finanziari e professionali&rdquo;. <br />
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Lo scorso 11 febbraio la vetrina dei progetti presentati alla Conferenza ha permesso di &ldquo;tastare il polso&rdquo; all&rsquo;attuazione del Governo Clinico nelle aziende sanitarie italiane. <br />
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Evidence-based Practice. I pochi contributi ricevuti e le due survey selezionate dimostrano sia che la diffusione dell&rsquo;EBP nella pratica professionale &egrave; ancora insufficiente, sia che la ricerca educazionale sull&rsquo;impatto dell&rsquo;EBP &egrave; assolutamente ipotrofica. Lo studio di Daniela Scacchetti documenta che l&rsquo;uso delle risorse online per la ricerca di informazioni clinico-assistenziali da parte degli infermieri &egrave; ancora limitato: oltre un terzo dei professionisti intervistati non hanno accesso alla rete sul posto di lavoro, il 60% non utilizza banche dati biomediche (ma solo motori di ricerca e siti specializzati) e appena il 14% accede giornalmente a tali strumenti. Gabriele Maritati riporta i risultati di una survey patrocinata dalla Societ&agrave; Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi. Storicamente pi&ugrave; distanti dall&rsquo;EBM e dalla clinical governance rispetto all&rsquo;area medica, i giovani chirurghi dichiarano poca dimestichezza con le definizioni e soprattutto con gli strumenti, ma ritengono che tali metodologie condizioneranno profondamente la loro professione nel prossimo decennio. Messaggio chiaro e forte alle Scuole di Specializzazione: le esigenze e le aspirazioni delle nuove generazioni di chirurghi richiedono un adeguamento del modello formativo. <br />
<br />
Linee Guida, Percorsi Assistenziali, Procedure e Protocolli. Grazie a un audit condotto sulla somministrazione sottocutanea di eparina, Paola Ferri dimostra sia che una semplice procedura presenta numerose variabilit&agrave;, sia che vengono utilizzate numerose manovre potenzialmente dannose per i pazienti. Da qui la necessit&agrave; di &ldquo;fare le cose bene&rdquo;, oltre a &ldquo;fare le cose giuste&rdquo; che, come documenta lo studio di Donatella Bologni non sempre avviene. Infatti, nel 60% dei casi i professionisti non seguono le raccomandazioni delle linee guida nazionali sulla profilassi antibiotica in chirurgia: timing di somministrazione inadeguato, prolungamento della profilassi, antibiotici inappropriati e dosaggi inadeguati. Gian Maria Fantuzzi riporta luci e ombre dell&rsquo;applicazione di un protocollo aziendale per la gestione del dolore post-operatorio in chirurgia maggiore: l&rsquo;86% dei pazienti viene dimesso con un dolore di debole intensit&agrave;, ma quasi nel 20% dei casi il protocollo non viene applicato per mancata condivisione del medico! <br />
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Audit Clinico e Indicatori di Qualit&agrave;. L&rsquo;inappropriatezza delle prestazioni diagnostiche allunga le liste d&rsquo;attesa: Matteo Marcosignori riporta che, rispetto alle raccomandazioni delle linee guida, circa il 60% delle colonscopie prescritte nella zona di Ancona sono inappropriate. La causa principale di inappropriatezza &egrave; la colonscopia nel follow-up post-polipectomia e i prescrittori meno appropriati sono i gastroenterologi, anche per la notevole variabilit&agrave; di opinioni sul timing del follow-up endoscopico. Marco Masina presenta i risultati di un audit nella gestione dello stroke acuto, confrontando le performance su processi ed esiti di un periodo before, dove i pazienti con stroke erano assistiti nella UO di Geriatria, con quelli di un periodo after, conseguente all&rsquo;attivazione della Stroke Care. Notevole il miglioramento dei processi clinici e organizzativi, con qualche residua criticit&agrave;: il timing di esecuzione dell&rsquo;ecodoppler e la prescrizione degli anticoagulanti orali. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=347">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Raccolta dati o audit? </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=273</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/default.asp">Blog Scire</a>)</sub></p>
<p>C&rsquo;&egrave; abbastanza confusione in giro su cosa sia un audit clinico. L&rsquo;altro giorno ho incontrato un operatore di un dipartimento che quest&rsquo;anno deve seguire la procedura di accreditamento e al quale sar&agrave; quindi richiesto di avere attivi almeno un paio di audit. L&rsquo;operatore, in rappresentanza del suo dipartimento, si &egrave; rivolto al Governo Clinico presentando una serie di raccolte di dati che in quel dipartimento fanno da anni, per verificare se potessero essere configurate come audit. L&rsquo;idea di base &egrave;: &ldquo;raccolgo dati, quindi forse sto facendo un audit&rdquo;. Lo pensano in molti, ma ovviamente non &egrave; cos&igrave;, l&rsquo;audit clinico &egrave; un&rsquo;altra cosa. E forse &egrave; meglio cercare di capire cos&rsquo;&egrave;, dal momento che sempre pi&ugrave; la sanit&agrave; dovr&agrave; fare i conti con questa forma di autovalutazione e miglioramento dei servizi. Allora, intanto bisogna sapere che l&rsquo;audit clinico ha come obiettivo il miglioramento della qualit&agrave; dei servizi, delle cure offerte ai pazienti e degli esiti clinici, attraverso la revisione sistematica del processo di cura condotta con criteri espliciti e seguiti poi dall&rsquo;implementazione del cambiamento. La definizione del National Health Service inglese, recita: &ldquo;L&rsquo;audit clinico &egrave; una iniziativa condotta da clinici che cerca di migliorare la qualit&agrave; e gli outcome dell&rsquo;assistenza, attraverso un processo di revisione strutturata tra pari, per mezzo della quale i clinici esaminano la propria attivit&agrave; ed i propri risultati a confronto con standard espliciti e la modificano se necessario&rdquo;. <br />
<br />
Da queste semplici definizioni gi&agrave; si capisce che l&rsquo;audit non pu&ograve; esaurirsi nella semplice raccolta dati. Anzi, un problema &egrave; che spesso si raccolgono dati sull&rsquo;attivit&agrave; di un servizio senza sapere prima che cosa ci si vorr&agrave; fare. E quindi si raccolgono dati a raffica che poi non entrano in nessun processo di riflessione e miglioramento della pratica. L&rsquo;audit clinico, invece &egrave; un processo che si focalizza solitamente su pochi dati, li confronta, ad esempio, con le raccomandazioni di una linea guida di buona qualit&agrave;, cerca di capire quanto e perch&eacute; la pratica clinica si discosti da quelle raccomandazioni, e prova a mettere in atto azioni di miglioramento che almeno riducano quello scostamento. Poi il gruppo che conduce l&rsquo;audit clinico raccoglie nuovamente i dati su quella specifica attivit&agrave;, per verificare se c&rsquo;&egrave; stato il cambiamento nella pratica clinica reale. Tutto qui. E&rsquo; apparentemente poco, in realt&agrave; &egrave; moltissimo. <br />
<br />
L&rsquo;audit clinico &egrave; quindi, come indica lo stesso nome, qualcosa che ha a che fare con la pratica clinica. Impegnarsi in un audit non vuol dire scarabocchiare della carta, produrre un documento da cacciare in un cassetto, ma impegnarsi in una attiva e concretissima modifica della propria pratica clinica. E&rsquo; qualcosa che ha a che fare con i pazienti, con gli esiti clinici, con i risultati effettivi del nostro lavoro di medici e di infermieri, non con la burocrazia. In altri paesi, come l&rsquo;Inghilterra, si fanno molti audit a livello nazionale, al momento ne sono attivi oltre 50 come ricorda anche Ulrich Wienand dell&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara, esperto di audit e di qualit&agrave;, autore di una newsletter in italiano sull&rsquo;audit, alla quale &egrave; possibile iscriversi all&rsquo;indirizzo <a href="mailto:auditclinico@gmx.net">auditclinico@gmx.net</a>. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=123">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>SIF: Misurare l'Outcome in fisioterapia</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=274</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><p align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.sif-fisioterapia.it/it/home">SIF</a>)</sub></p>
<p align="justify">SCALE DI MISURA IN FISIOTERAPIA <br />
<br />
Per ogni disciplina scientifica &egrave; di fondamentale importanza la misurazione dei fenomeni oggetto di studio, poich&eacute; solo in tal modo &egrave; possibile quantificare le variabili osservate. La misurazione rappresenta il mezzo per superare il livello di valutazione soggettiva, verso l&rsquo;oggettivazione ed il controllo dei risultati. <br />
E&rsquo; indispensabile in fisioterapia (e in riabilitazione) poter disporre di strumenti e procedure specifiche per la misurazione di strutture, abilit&agrave;, funzioni al fine di documentare e monitorare l&rsquo;efficacia degli interventi riabilitativi/fisioterapici, impostare protocolli di ricerca, identificare indici prognostici. <br />
<br />
Cosa sono le scale di misura? <br />
Le scale di valutazione permettono al fisioterapista di raccogliere dati e informazioni sullo stato funzionale del paziente/cliente in base alla sua storia clinica. <br />
L&rsquo;utilizzo di scale, test e misurazioni consentono al fisioterapista di: <br />
<br />
Identificare e caratterizzare segni e sintomi, limitazioni strutturali e funzionali conseguenti ad un quadro clinico <br />
Stabilire una diagnosi ed una prognosi funzionale, selezionare l&rsquo;intervento terapeutico e documentare cambiamenti dello stato del paziente/cliente. <br />
Valutare l&rsquo;esito dell&rsquo;intervento (outcome) e quindi garantire appropriatezza e adeguatezza nei tempi e termine del trattamento (presa in carico?). <br />
<br />
I fisioterapisti selezionano le scale e i test da somministrare al proprio paziente sulla base della raccolta dati effettuata e l&rsquo;esame fisico sullo specifico caso e non solo basandosi su una predeterminata diagnosi medica. <br />
<br />
Cosa si intende per MISURARE? <br />
La misurazione &egrave; il processo che permette di associare in modo univoco ad una grandezza un valore numerico. Misurare &egrave; l&rsquo;operazione che consente di determinare quante volte una grandezza fisica contiene un&rsquo;altra grandezza fisica di riferimento, l&rsquo;unit&agrave; di misura (Franchignoni, 1995). Consiste nel mettere in relazione propriet&agrave; degli eventi (Sistema Empirico) con propriet&agrave; dei numeri reali (Sistema Numerico), attraverso una funzione (Primi, Chiesi, 2002). <br />
<br />
Si descrivono diversi livelli di misurazione che si possono classificate: <br />
a) Livello nominale (misura qualitativa) in cui sono possibili confronti del tipo dicotomici, &ldquo;uguale&rdquo; o &ldquo;diverso&rdquo;, senza definire ordini gerarchici di importanza o priorit&agrave;; esempi sono la suddivisione in gruppi per lateralit&agrave;, lo stato civile, la localizzazione di paralisi per arti ecc. <br />
b) Livello ordinale (misura semi quantitativa) in cui la variabile &egrave; classificata secondo un criterio maggiore-minore e in cui gli intervalli tra categorie non sono uguali fra loro per cui non &egrave; possibile affermare che la voce con punteggio 2 corrisponda al doppio della voce con punteggio 1; esempi sono l&rsquo;esame muscolare manuale, gli stadi di una patologia ecc. <br />
c) Livello quantitativo intervallare in cui nel sistema di misura &egrave; previsto un intervallo costante e definito tra due consecutive unit&agrave;; esempi di misure intervallari sono l&rsquo;articolarit&agrave; misurata in gradi angolari, la temperatura, il tempo. Una scala intervallare permette di effettuare operazioni aritmetiche (addizioni/sottrazioni), ma non rapporti in quanto lo zero, corrispondente all&rsquo;assenza della quantit&agrave; in oggetto, non &egrave; assoluto, bens&igrave; un valore di riferimento scelto arbitrariamente. <br />
d) Livello quantitativo di rapporto in cui la scala intervallare ha uno zero assoluto per cui fra le misure &egrave; possibile individuare diversit&agrave;, definirne la differenza o il rapporto; esempi sono la lunghezza la forza, la velocit&agrave;, la temperatura con gradi Kelvin, ecc.</p>
<p align="justify">(...)</p>
<p align="justify"><a target="_blank" href="http://www.sif-fisioterapia.it/it/evidence-based-practice/scale-di-misura">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Il XXI secolo sarà il secolo del paziente</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=275</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></p>
<p align="justify">Il XXI secolo sar&agrave; il secolo del paziente. Ma quali sono i passi concreti ancora da fare perch&eacute; sia davvero cos&igrave;? Quali cambiamenti attitudinali e assistenziali saranno richiesti nei prossimi anni a pazienti e operatori sanitari? Se ne &egrave; discusso in una tavola rotonda tra esperti organizzata dal British Medical Journal. <br />
<br />
La tavola rotonda ha visto partecipare Fiona Godlee, direttrice del BMJ, Angela Coulter della Foundation for Informed Medical Decision Making, Albert Mulley del Dartmouth Center for Health Care Delivery Science, Glyn Elwyn della Cardiff University, Muir Gray del Department of Health e co-editor di &ldquo;Better Doctors, Better Patients, Better Decisions: Envisioning Health Care 2020&rdquo;, Marion Collict dell&rsquo;NHS, Alf Collins del Taunton and Somerset NHS Foundation Trust, il medico di Medicina Generale Margaret McCartney, lo specializzando in Chirurgia Anu Dhir, Gerd Gigerenzer del Max Planck Institute for Human Behaviour, Lisa Schwartz e Steve Woloshin della Dartmouth Medical School, Dave deBronkart della Society for Participatory Medicine, Tessa Richards del BMJ, Sue Ziebland dell&rsquo;Health Experiences Research Group dell&rsquo;University of Oxford. <br />
<br />
Nel dicembre 2010, in occasione del Seminario Globale di Salisburgo, &egrave; stato pubblicato il &ldquo;Salzburg statement on shared decision making&rdquo; che elenca una serie di azioni che medici e pazienti dovrebbero compiere insieme per rendere davvero il percorso terapeutico una realt&agrave; collaborativa. <br />
<br />
Partendo proprio dall&rsquo;importante documento, la discussione degli esperti ha toccato tutti gli aspetti della condivisione del processo decisionale. Spiega Angela Coulter: &ldquo;Nonostante tutta la letteratura, nonostante le strategie di politica sanitaria, i pazienti continuano a sentirsi esclusi dal decision making: l&rsquo;evidenza suggerisce che i medici sono sempre pi&ugrave; bravi a illustrare i benefici di una determinata scelta terapeutica piuttosto che gli aspetti negativi e le controindicazioni&rdquo;. Per Albert Mulley &egrave; un problema culturale: &ldquo;Non bisogna sottovalutare le resistenze al cambiamento esercitate dal mondo degli operatori sanitari ma anche dai pazienti, dal pubblico e dai decisori politici. E poi anche la persona pi&ugrave; assertiva cerca di sfuggire l&rsquo;assunzione di una responsabilit&agrave; medica, soprattutto se intuisce che l&rsquo;outcome potrebbe essere negativo.</p>
<p align="justify">(...)</p>
<p align="justify"><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=1124">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>La magia delle parole</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=276</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></p>
<p>Lo studio della Women's Health Initiative (2002) ha dimostrato che i rischi della terapia ormonale sostitutiva superano i benefici nelle donne asintomatiche. Come mai &ndash; si sono chieste le autrici, e l'autore, di un articolo pubblicato su <em>PloS Medicine </em>&ndash; la met&agrave; delle ginecologhe e dei ginecologi statunitensi continua a credere che la TOS abbia un effetto positivo sulla salute delle donne?<br />
<br />
Per dare una risposta a questa domanda sono stati esaminati gli articoli degli autori e delle autrici che si sono dedicati con pi&ugrave; passione all'argomento, con almeno quattro contributi; sono state quindi valutate l'accuratezza scientifica e l'eventuale presenza di toni promozionali. <br />
<br />
E' risultato che l'86% degli articoli era scientificamente accurato e che il 64% aveva toni promozionali. Quasi la totalit&agrave; degli articoli scritti con &quot;toni promozionali&quot; era a cura di autori o autrici con conflitti di interesse.<br />
<br />
Cosa si intende per &quot;toni promozionali&quot; lo si pu&ograve; vedere dalle due tabelle, ricche di esempi tratti dagli articoli esaminati: un prezioso repertorio che pu&ograve; essere un&rsquo;utile guida per riconoscere i trucchi utilizzati dalla &quot;dis-informazione&quot;.</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1121">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Download Area 
Approfondimenti su... 
</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=271</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 08/04/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento su<br />
Sezioni -&gt; Download Area -&gt; Riabilitazione Neurologica&lt;/ br&gt;</p>
<p>-&nbsp; Exercise therapy for multiple sclerosis <em>rewiew&nbsp;</em> (2011, Cochrane) <br />
- Treadmill training for patients with Parkinson&rsquo;s disease <em>rewiew&nbsp;</em> (2010, Cochrane)<br />
-&nbsp; Physiotherapy for Parkinson&rsquo;s disease: a comparison of techniques<em> rewiew&nbsp;</em> (2009, Cochrane)<br />
- Treatment for ataxia in multiple sclerosis <em>rewiew&nbsp;</em> (2009, Cochrane)<br />
- Treatment for spasticity in amyotrophic lateral sclerosis/motor neuron disease&nbsp;<em> rewiew&nbsp;</em> (2009, Cochrane)<br />
- Psychological interventions for multiple sclerosis <em>rewiew&nbsp;</em> (2009, Cochrane)<br />
- Mechanical ventilation for amyotrophic lateral sclerosis/motor neuron disease&nbsp;<em> rewiew&nbsp;</em> (2009, Cochrane)<br />
- Effectiveness of vocational rehabilitation intervention on the return to work and employment of persons with multiple sclerosis<em> rewiew&nbsp;</em> (2009, Cochrane)<br />
- Multidisciplinary care for adults with amyotrophic lateral sclerosis or motor neuron disease <em>rewiew&nbsp;</em> (2009, Cochrane)<br />
- Physiotherapy versus placebo or no intervention in Parkinson&rsquo;s disease<em> rewiew </em>(2009, Cochrane)<br />
-&nbsp;There is evidence from one RCT that an energy conservation course run by an occupational therapist decreased the impact of fatigue by 7% in persons with multiple sclerosis (2008, Occupational Therapy CATs)<br />
- Therapeutic exercise for people with amyotrophic lateral sclerosis or motor neuron disease <em>rewiew </em>(2008, Cochrane)<br />
- Multidisciplinary rehabilitation for adults with multiple sclerosis <em>rewiew </em>(2008, Cochrane)<br />
-&nbsp;Occupational therapy for patients with Parkinson&rsquo;s disease&nbsp;<em> rewiew </em>(2007, Cochrane)</p>
<p><a href="RiabilitazioneNeuro_download.html">Vai alla pagina</a> </p>
<hr />
<p>Aggiornamento<br />
Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione Neurologica</p>
<p>- Treatment of fatigue in multiple sclerosis: a systematic review of the literature (2010 CRD)<br />
- What does a structured review of the effectiveness of exercise interventions for persons with multiple sclerosis tell us about the challenges of designing trials? (2010 CRD)<br />
- Effect of exercise training on walking mobility in multiple sclerosis: a meta-analysis(2009, CRD)<br />
- Multiple sclerosis and exercise in people with minimal gait impairment: a review (2009, CRD)<br />
- Music therapy in the treatment of multiple sclerosis: a comprehensive literature review (2009, CRD)<br />
- Therapeutic interventions in the treatment of people with multiple sclerosis with mobility problems: a literature review (2009, CRD)<br />
- The efficacy of reflexology: systematic review (2009, CRD)<br />
- Psychosocial interventions in people with multiple sclerosis: a review (2007, CRD)</p>
<a href="RiabilitazioneNeuro_approfondimenti.html">Vai alla pagina</a> <hr />
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su... </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=270</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 02/04/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento<br />
Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione Neurologica</p>
<p>- The effects of exercise on balance in persons with Parkinson's disease: a systematic review across the disability spectrum (2009, CRD)<br />
- Treadmill training for the treatment of gait disturbances in people with Parkinson's disease: a mini-review (2009, CRD)<br />
- Aerobic fitness in people with Parkinson's disease: a review of the evidence (2009, CRD)<br />
- Is physical exercise beneficial for persons with Parkinson's disease? (2006, CRD)<br />
- Supported Treadmill Ambulation for Amyotrophic Lateral Sclerosis: A Pilot Study (2009, Archives of Physical Medicine and Rehabilitation)<br />
<br />
<a href="RiabilitazioneNeuro_approfondimenti.html">Vai alla pagina</a></p>
<p><hr />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Raccolta dati o audit? </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=268</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 01/04/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub>(Tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/default.asp">Blog Scire</a>)</sub></p>
<p align="justify">C&rsquo;&egrave; abbastanza confusione in giro su cosa sia un audit clinico. L&rsquo;altro giorno ho incontrato un operatore di un dipartimento che quest&rsquo;anno deve seguire la procedura di accreditamento e al quale sar&agrave; quindi richiesto di avere attivi almeno un paio di audit. L&rsquo;operatore, in rappresentanza del suo dipartimento, si &egrave; rivolto al Governo Clinico presentando una serie di raccolte di dati che in quel dipartimento fanno da anni, per verificare se potessero essere configurate come audit. L&rsquo;idea di base &egrave;: &ldquo;raccolgo dati, quindi forse sto facendo un audit&rdquo;. Lo pensano in molti, ma ovviamente non &egrave; cos&igrave;, l&rsquo;audit clinico &egrave; un&rsquo;altra cosa. E forse &egrave; meglio cercare di capire cos&rsquo;&egrave;, dal momento che sempre pi&ugrave; la sanit&agrave; dovr&agrave; fare i conti con questa forma di autovalutazione e miglioramento dei servizi. Allora, intanto bisogna sapere che l&rsquo;audit clinico ha come obiettivo il miglioramento della qualit&agrave; dei servizi, delle cure offerte ai pazienti e degli esiti clinici, attraverso la revisione sistematica del processo di cura condotta con criteri espliciti e seguiti poi dall&rsquo;implementazione del cambiamento. La definizione del National Health Service inglese, recita: &ldquo;L&rsquo;audit clinico &egrave; una iniziativa condotta da clinici che cerca di migliorare la qualit&agrave; e gli outcome dell&rsquo;assistenza, attraverso un processo di revisione strutturata tra pari, per mezzo della quale i clinici esaminano la propria attivit&agrave; ed i propri risultati a confronto con standard espliciti e la modificano se necessario&rdquo;. <br />
<br />
Da queste semplici definizioni gi&agrave; si capisce che l&rsquo;audit non pu&ograve; esaurirsi nella semplice raccolta dati. Anzi, un problema &egrave; che spesso si raccolgono dati sull&rsquo;attivit&agrave; di un servizio senza sapere prima che cosa ci si vorr&agrave; fare. E quindi si raccolgono dati a raffica che poi non entrano in nessun processo di riflessione e miglioramento della pratica. L&rsquo;audit clinico, invece &egrave; un processo che si focalizza solitamente su pochi dati, li confronta, ad esempio, con le raccomandazioni di una linea guida di buona qualit&agrave;, cerca di capire quanto e perch&eacute; la pratica clinica si discosti da quelle raccomandazioni, e prova a mettere in atto azioni di miglioramento che almeno riducano quello scostamento. Poi il gruppo che conduce l&rsquo;audit clinico raccoglie nuovamente i dati su quella specifica attivit&agrave;, per verificare se c&rsquo;&egrave; stato il cambiamento nella pratica clinica reale. Tutto qui. E&rsquo; apparentemente poco, in realt&agrave; &egrave; moltissimo. <br />
<br />
L&rsquo;audit clinico &egrave; quindi, come indica lo stesso nome, qualcosa che ha a che fare con la pratica clinica. Impegnarsi in un audit non vuol dire scarabocchiare della carta, produrre un documento da cacciare in un cassetto, ma impegnarsi in una attiva e concretissima modifica della propria pratica clinica. E&rsquo; qualcosa che ha a che fare con i pazienti, con gli esiti clinici, con i risultati effettivi del nostro lavoro di medici e di infermieri, non con la burocrazia. In altri paesi, come l&rsquo;Inghilterra, si fanno molti audit a livello nazionale, al momento ne sono attivi oltre 50 come ricorda anche Ulrich Wienand dell&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=123">Articolo integrale</a><br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Trial controllato randomizzato: un disegno, numerose varianti (II)   Guida all'articolato ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=266</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/03/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub>(tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewissue.aspx?id=15"><sub>GIMBEnews</sub></a><sub>)</sub></p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>3. In relazione all&rsquo;unit&agrave; di randomizzazione</strong></span></p>
<p>Nella maggior parte dei trial l&rsquo;unit&agrave; di randomizzazione &egrave; rappresentata dal singolo <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>partecipante</strong></span>, sia esso malato o sano.</p>
<p>Nei trial con randomizzazione cluster, invece, vengono assegnati in maniera casuale <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>gruppi di partecipanti</strong></span> costituiti da ospedali, distretti sanitari, famiglie, scuole, comuni, etc. Questi trial, che presentano varie complessit&agrave; metodologiche nel disegno, nella conduzione e nell&rsquo;analisi dei dati, sono indispensabili quando esiste una probabilit&agrave; molto elevata di <em>contamination bias</em>. In alcune situazioni, infatti, i partecipanti allocati al gruppo di controllo, di propria iniziativa, assumono l&rsquo;intervento assegnato al gruppo sperimentale. Di conseguenza, la contaminazione tende a rendere omogenei i due gruppi rispetto all&rsquo;assunzione del trattamento, con possibile riduzione dell&rsquo;efficacia dell&rsquo;intervento in studio.</p>
<p>Alcuni trial, infine, randomizzano <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>organi</strong></span> o <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>parti del corpo</strong></span> bilaterali: ad esempio, in oculistica e in dermatologia o sono pubblicati RCTs in cui l&rsquo;unit&agrave; di randomizzazione &egrave; costituita, rispettivamente, dall&rsquo;occhio o da un arto con lesioni cutanee. Uno dei presupposti fondamentali per la pianificazione di questi trial &egrave; che l&rsquo;efficacia dell&rsquo;intervento in studio possa essere valutata solo nell&rsquo;organo randomizzato e non abbia effetti sistemici (ad. es. chirurgia della cataratta, terapie topiche in dermatologia).</p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>4. In relazione al numero dei partecipanti</strong></span></p>
<p>Un trial clinico pu&ograve; arruolare da un singolo partecipante (N-of-1-trial) a svariate migliaia (mega-trial). Il <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>N-of-1 trial</strong></span> &egrave; una sperimentazione clinica condotta sul paziente individuale che viene sottoposto a periodi, assegnati in maniera random, in cui si alternano trattamento sperimentale e controllo, rappresentato generalmente dal placebo. Sia il medico che il paziente dovrebbero essere mantenuti in cieco rispetto al trattamento ricevuto e la valutazione degli outcome, prevalentemente soggettivi, viene effettuata dal paziente utilizzando un diario standardizzato. Nonostante l&rsquo;entusiasmo per questa particolare tipologia di sperimentazione clinica e la sua potenziale utilit&agrave; - specialmente in alcune patologie - l&rsquo;esiguo numero di N-of-1-trials pubblicati testimoniano, oltre a limitati settori di applicazione, notevoli difficolt&agrave; metodologiche e organizzative.</p>
<p>I <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>mega-trial</strong></span> sono sperimentazioni cliniche, quasi sempre multicentriche, che arruolano migliaia di partecipanti. Anche se nell&rsquo;immaginario collettivo il numero di soggetti arruolati &egrave; uno dei criteri di qualit&agrave; di un trial, i &ldquo;grandi numeri&rdquo; sono in realt&agrave; necessari per dimostrare la significativit&agrave; statistica di differenze sempre minori tra i nuovi trattamenti e quelli tradizionali. Pertanto, nonostante la presunta superiorit&agrave; dei mega-trials, anche nella gerarchia delle evidenze scientifiche, il loro principale deficit metodologico &egrave; rappresentato da un protocollo finalizzato a massimizzare il reclutamento dei partecipanti e la loro compliance. Inoltre, la rilevanza clinica e l&rsquo;applicabilit&agrave; dei risultati al paziente individuale risulta spesso modesta.</p>
<p>Rispetto alle modalit&agrave; utilizzate dai ricercatori per definire il campione, esistono <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>trial a campione fisso</strong></span> (<em>fixed-size</em>) e trial sequenziali. Nei primi, che rappresentano la maggioranza, viene effettuata a priori la stima della dimensione del campione necessario. Nei <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>trial sequenziali</strong></span>, invece, i partecipanti vengono progressivamente arruolati sino al raggiungimento di una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi, oppure alla ragionevole certezza di equivalenza tra i due trattamenti. La pianificazione di un trial sequenziale dovrebbe essere considerata solo quando &egrave; possibile verificare il raggiungimento dell&rsquo;outcome primario in tempi molto brevi.</p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>5. In relazione al numero dei centri coinvolti</strong></span></p>
<p>Nei <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>trial monocentrici</strong></span> i partecipanti vengono arruolati da un unico centro, mentre nei <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>trial multicentrici</strong></span> da due o pi&ugrave; centri, senza alcuna limitazione di numero e di area geografica. I trial multicentrici richiedono consistenti investimenti per l&rsquo;identificazione e il reclutamento dei centri, consentono l&rsquo;arruolamento di un numero molto elevato di partecipanti e aumentano l&rsquo;applicabilit&agrave; clinica dei risultati, in quanto le popolazioni provengono da differenti setting assistenziali ubicati in paesi o in continenti diversi. Le eventuali differenze di risultati tra i diversi centri, svelate dalle analisi per sottogruppi, sono condizionate sia dalle performance dei vari setting assistenziali, sia da fattori etnici, genetici e ambientali delle popolazioni arruolate.</p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>6. In relazione alla conoscenza del trattamento</strong></span></p>
<p>La cecit&agrave; (<em>blinding</em>) &egrave; lo strumento metodologico che impedisce a una o pi&ugrave; categorie di soggetti coinvolti nel trial di conoscere il trattamento &egrave; assegnato ai due (o pi&ugrave;) gruppi di partecipanti...</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=348">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dimmi che poster sei</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=267</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/03/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/index.asp">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></p>
<p>Il medico va al congresso con il suo poster sotto il braccio. L&rsquo;idea &egrave; quella di dare visibilit&agrave; al proprio lavoro e raccogliere impressioni. Da molti snobbata, la sessione poster - che ospita centinaia e centinaia di contributi (difficile quantificare) - si pu&ograve; rivelare una fonte di informazioni e un luogo di scambio tra scuole diverse. <br />
<br />
Cosa rappresenta un poster congressuale? &Egrave; un genere linguistico per i giovani accademici che si avvicinano per la prima volta ai congressi? Serve per anticipare dei risultati in attesa di pubblicazione o proseguire nella ricerca quando questa sembra essersi fermata ad un punto morto? Oppure? Cosa e come si comunica attraverso il poster?<br />
<br />
Se lo chiede (o meglio, te lo chiede!) <strong>Stefania Maci</strong>, del Centro di Ricerca sui Linguaggi Specialistici (CERLIS), ricercatrice all'Universit&agrave; di Bergamo e PhD student presso la Lancaster University, che sta sviluppando un progetto di ricerca su come scrivono e comunicano i medici. Dopo avere preso in esame il linguaggio medico-accademico di articoli scientifici e research letter delle riviste biomediche internazionali (<em>Circulation</em>, il past <em>Italian Heart Journal</em>, <em>Jama</em> e <em>Lancet</em>), &egrave; passata alla &quot;lettura&quot; dei poster congressuali. Ne ha analizzato la struttura e la semantica. &quot;Dall&rsquo;analisi quantitativa di parole chiave mediche ma con significato generale ho notato come ci sia una maggiore attenzione agli aspetti sociali che possono avere, in qualche modo, un ruolo rilevante e nella malattia e nella cura della malattia&quot;, spiega la Maci.</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1110">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Un approccio di sistema per gestire il cambiamento</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=269</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/03/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub>(Tratto da </sub><a target="_blank" href="http://www.passonieditore.it/"><sub>M.D. Medical Doctor</sub></a><sub>)</sub></p>
<p align="right"><strong>Anna Sgritto e Monica Di Sisto</strong></p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p align="left">Intervista a <strong>Nino Cartabellotta</strong>, direttore scientifico del GIMBE &egrave; un medico, specialista in gastroenterologia e medicina interna, &ldquo;finito - racconta a M.D. - per non vedere pi&ugrave; malati da quando, all&rsquo;universit&agrave;, ha avuto l&rsquo;opportunit&agrave; di un incontro speciale, che gli ha innescato la passione per la metodologia clinica e l&rsquo;Evidence Based Medicine (EBM)&rdquo;. Un&nbsp;approccio che diventa sempre pi&ugrave; &ldquo;di sistema&rdquo;, e mira alla qualificazione delle organizzazioni sanitarie e dei singoli professionisti, non solo attraverso la formazione, ma con set di strumenti sempre pi&ugrave; mirati e complessi. </p>
</blockquote>
<p align="justify"><strong>Come &egrave; arrivato a questa scelta?</strong></p>
<p align="justify">&ldquo;La storia &egrave; molto lunga: alla fine del quinto anno di medicina ho avuto la fortuna di incontrare il professor Luigi Pagliaro, una personalit&agrave; di spicco nazionale e internazionale nell&rsquo;ambito della medicina e della metodologia clinica. &Egrave; stato uno dei primi italiani a pubblicare le meta-analisi, &egrave; stato membro della Commissione Unica del Farmaco, ma soprattutto grande clinico che, seguendo il metodo dell&rsquo;EBM, lo praticava e lo insegnava ancora prima del suo &ldquo;battesimo ufficiale&rdquo;. Ho frequentato il suo reparto di Medicina Interna presso l&rsquo;Ospedale Cervello negli ultimi due anni di corso all&rsquo;Universit&agrave; di Palermo, e poi nei quattro anni della specializzazione. In quel reparto non si prendevano decisioni cliniche senza consultare la letteratura, che allora era solo cartacea (libri e riviste).&nbsp; Vivere questa esperienza da studente prima e da specializzando poi ha consolidato in me la certezza assoluta che un professionista sanitario non pu&ograve; prendere decisioni per il paziente se non confronta i propri gap di conoscenza con le migliori evidenze scientifiche disponibili. Nel 1993 lascia l&rsquo;Ospedale Cervello per il Policlinico di Palermo per la specializzazione in Medicina Interna. Nonostante il direttore, Prof. Alberto Notarbartolo, fosse persona di grandi capacit&agrave; e apertura mentale, le differenze di contesto rispetto alla mia precedente esperienza erano enormi. La pratica clinica era gestita in maniera molto accademico, basata molto pi&ugrave; sulle opinioni (opinion-based medicine) che sulle evidenze scientifiche. In quel contesto scatt&ograve; la molla che mi spinse a voler condividere con altri colleghi quella che, sino ad allora, era stata l&rsquo;esperienza pi&ugrave; qualificante della mia formazione. Convinsi il Prof. Notarbartolo, che mi diede grande fiducia, a inserire alcuni moduli didattici sull&rsquo;EBM per gli studenti: strumenti per l&rsquo;aggiornamento del medico, ricerche bibliografiche, metodologia delle decisioni cliniche. In quegli anni, forte di quanto appreso alla scuola di Pagliaro, frequentavo assiduamente la biblioteca dell&rsquo;Universit&agrave;: sulle riviste internazionali sempre pi&ugrave; frequentemente mi imbattevo in articoli metodologici che aprivano la strada all&rsquo;EBM. In quegli anni, inoltre, la tecnologia faceva passi da gigante e l&rsquo;avvento di Internet offr&igrave; un enorme contributo al mio desiderio di far conoscere agli altri le mie idee. </p>
<p align="justify"><strong>Nasce cos&igrave; il GIMBE?</strong></p>
<p align="justify">Proprio cos&igrave;! Nel 1996, presa consapevolezza delle enormi potenzialit&agrave; dell&rsquo;EBM a livello scientifico e professionale, decisi di fondare il GIMBE, un&rsquo;associazione che si poneva un preciso obiettivo: diffondere l&rsquo;EBM in Italia. Iniziai a scrivere articoli per le principali riviste italiane, &ldquo;divulgando il verbo&rdquo; dell&rsquo;EBM, e spiegandone l&rsquo;estrema utilit&agrave; nella pratica clinica. Il nome GIMBE cominci&ograve; a farsi strada, grazie agli articoli pubblicati e alle relazioni ai congressi, delineando sempre pi&ugrave; chiaramente il potenziale contributo dell&rsquo;EBM nella qualificazione della pratica professionale. Peraltro in quegli anni il movimento veniva sostenuto in Italia anche da altre organizzazioni, quali il Centro Cochrane Italiano. Finita la scuola di specializzazione, mi trasferii all&rsquo;Ospedale Niguarda di Milano per coordinare - all&rsquo;interno dell&rsquo;Ufficio per il Miglioramento Continuo della Qualit&agrave; - l&rsquo;Evidence- based Medicine Niguarda Centre. Qualche mese dopo, a cavallo del nuovo millennio, il compianto prof. Mario Zanetti, direttore dell&rsquo;Agenzia Sanitaria Regionale Emilia Romagna, mi chiese di organizzare un master sui temi dell&rsquo;Evidence-base Health Care (EBHC). Da quell&rsquo;aula &egrave; nato il Consiglio direttivo del GIMBE, il nucleo professionale che lo ha sostenuto per molti anni con grande entusiasmo. </p>
<p align="justify"><strong>La domanda per l&rsquo;EBM iniziava a crescere?</strong></p>
<p align="justify">Diciamo che esplose in maniera imprevedibile. In Emilia Romagna era stato pubblicato il Piano Sanitario Regionale 1999-2001 che introduceva in Italia i temi del governo clinico e GIMBE era una delle poche organizzazioni che erogava formazione su questi temi. Nei primi anni 2000 abbiamo realizzato svariate iniziative di formazione nelle aziende sanitarie. Da quelle aule sono emersi professionisti motivati e competenti che, successivamente, hanno dato vita alla Faculty GIMBE, network multiprofessionale che oggi eroga la formazione GIMBE. Nel 2006 la svolta definitiva: Bologna divent&ograve; il cuore delle nostre attivit&agrave; con l&rsquo;inaugurazione del Centro Studi GIMBE, in occasione della nostra prima Conferenza Nazionale. Il dado era ormai tratto anche dal punto di vista familiare: qualche mese dopo moglie e figli hanno lasciato la Sicilia per raggiungermi sotto le due torri. </p>
<p align="justify"><strong>La storia del GIMBE segue un po&rsquo; la parabola dell&rsquo;Ebm in Italia?</strong> </p>
<p align="justify">Direi di s&igrave;. In una prima fase il GIMBE nasce per diffondere l&rsquo;EBM, intesa come metodologia per applicare le evidenze scientifiche al paziente individuale,&nbsp;poi alla salute delle popolazioni (EBHC) e infine per migliorare la qualit&agrave; dell&rsquo;assistenza delle organizzazioni sanitarie, ottimizzando l&rsquo;uso delle risorse. Il know how GIMBE, pertanto, si &egrave; progressivamente esteso: formazione e sviluppo professionali, pianificazione, organizzazione e valutazione delle performance dei servizi sanitari. Il denominatore comune rimane sempre quello delle migliori evidenze scientifiche che sia nella pratica professionale, sia nell&rsquo;organizzazione dei servizi sanitari, sia nella pianificazione delle strategie di politica sanitaria devono sempre essere tenute in considerazione. Considerato che l&rsquo;EBM, da sola, rischiava di essere estremanente riduttiva, il nostro piano formativo GIMBEducation si &egrave; progressivamente evoluto in questa direzione. Una critica ragionevole &egrave; che le decisioni non possono essere prese dalle evidenze. Ovvio. Le decisioni le prendono i professionisti, ma devono<br />
essere capaci di tenere conto delle migliori evidenze disponibili. Considerato che oggi tante aree dell&rsquo;assistenza sanitaria sono &ldquo;orfane&rdquo; di evidenze, anche la pianificazione della ricerca clinica e il commissionamento sono entrati nel nostro raggio di attivit&agrave;. Esiste, infatti, una profonda asimmetria nel finanziamento della ricerca, eccessivamente condizionata dagli interessi economici, invece che dalle reali necessit&agrave; di salute pubblica. </p>
<p align="justify"><strong>C&rsquo;&egrave; bisogno di una ricerca diversa per la sanit&agrave; del nostro Paese?</strong> </p>
<p align="justify">Una delle sfide pi&ugrave; ambiziose del GIMBE &egrave; migliorare la qualit&agrave; metodologica, l&rsquo;etica, l&rsquo;integrit&agrave;, ma anche la rilevanza&nbsp;clinica e sociale della ricerca. Le modalit&agrave; con cui intervenire a livello&nbsp;istituzionale sono, indubbiamente, al di fuori della nostra portata. Tuttavia, &ldquo;partire dal basso&rdquo; con corsi di formazione, congressi, attivit&agrave; di aggiornamento dei professionisti, inizia a dare i primi frutti. Il messaggio da trasmettere &egrave; molto&nbsp;semplice: come facciamo a erogare un&rsquo;assistenza evidence-based se per alcune aree nessuno finanzia e produce la ricerca? Bisogna riempire le &ldquo;zone grigie&rdquo; della pratica clinica facendo buona ricerca, mentre oggi l&rsquo;EBM continua a essere prevalentemente Evidence-based Drug Therapy, perch&eacute; la maggior parte delle evidenze scientifiche di buona qualit&agrave; metodologica proviene dagli studi sull&rsquo;efficacia dei trattamenti farmacologici. In quest&rsquo;ambito aleggia lo&nbsp;spettro dei conflitti d&rsquo;interesse, rispetto ai quali la comunit&agrave; scientifica internazionale sente di non poter pi&ugrave; rinviare regole chiare e stringenti per garantire l&rsquo;integrit&agrave; della ricerca. </p>
<p align="justify"><a target="_blank" href="http://www.passonieditore.it/md/05/FOCUS%20ON.pdf">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dowload Area </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=265</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 10/03/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; EBM</p>
<p>- Le parole chiave di CAREONLINE:&nbsp;SQUIRE (2010, <strong>CARE</strong>ONLINE)<font size="5" face="GillSans-Light"><font size="5" face="GillSans-Light"></font></font> <br />
- Le parole chiave di CAREONLINE:&nbsp;grade (2009, <strong>CARE</strong>ONLINE)<br />
- L&rsquo;uso di Wikipedia per cercare informazioni sanitarie (2009, <strong>CARE</strong>ONLINE)<br />
- Le parole chiave di CAREONLINE: EPISTEMIOLOGIA (2009, <strong>CARE</strong>ONLINE)<br />
- Linee guida per la produzione di rapporti scientifici e tecnici: come scrivere e diffondere letteratura grigia (2007, GLISC)</p>
<p><a href="ebm_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Medicina centrata sul paziente</p>
<p>- Verso una terminologia internazionale condivisa per la sicurezza dei pazienti (2009, <strong>CARE</strong>ONLINE)<br />
- Buone pratiche per il miglioramento della qualit&agrave; e della sicurezza delle cure (2010, <strong>CARE</strong>ONLINE) <em>prima parte</em><br />
- Buone pratiche per il miglioramento della qualit&agrave; e della sicurezza delle cure (2010, <strong>CARE</strong>ONLINE)&nbsp;<em>seconda parte</em></p>
<p><a href="narrativa_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<br />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione e Altro</p>
<p>- Quali strategie terapeutiche nell&rsquo;artrite reumatoide? (2010, <strong>CARE</strong>ONLINE)</p>
<p><a target="_blank" href="http://RiabilitazioneAltro_download.html">Vai alla pagina</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>L'editoriale di...
</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=264</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; News<br/><div align="right"><br />
</div>
<strong> </strong>
<div><strong><strong><font size="5"></font></strong><font size="5"></font></strong></div>
<p align="left">
<table cellspacing="1" cellpadding="1" border="0" width="500" summary="">
    <tbody>
        <tr>
            <td><img height="113" width="95" alt="" src="/upload_area/fckeditor/DSCN3817(2).jpg" /></td>
            <td width="390">
            <div align="left">             </div>
            <p align="left"><strong>Nino Cartabellotta</strong>, Direttore Scientifico GIMBE<br />
            </p>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
</p>
<div align="right"><sub>(Tratto da <a href="http://www.gimbenews.it/viewissue.aspx?id=14" target="_blank">GIMBEnews</a>)</sub></div>
<h2 align="justify">Quali strategie utilizzano i medici per aggiornarsi?<br />
<sub>L&rsquo;arguzia di Richard Smith colpisce ancora!</sub></h2>
<div align="justify"> </div>
<div class="articolo1">
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><em>&laquo;Quando arriver&ograve; in Paradiso chieder&ograve; a Dio: Riusciremo mai a risolvere  il problema del sovraccarico di informazioni scientifiche? Sicuramente! - sar&agrave;  la sua risposta - Ma non durante il corso della mia vita!&raquo;</em></p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Con queste parole Richard Smith chiude un editoriale del numero natalizio del  BMJ, a commento dell&rsquo;articolo <em>&ldquo;On the  impossibility of being expert&rdquo;</em>, dove Fraser e Dunstan dimostrano che,  anche in una ristretta area specialistica, &egrave; impossibile stare al passo con la  letteratura pubblicata: un &ldquo;esperto&rdquo; in imaging cardiologica dovrebbe leggere 40  articoli/die per 5 giorni la settimana! </p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Gi&agrave; 20 anni fa David Sackett - padre spirituale dell&rsquo;<em>Evidence-based  Medicine</em> - aveva stimato che per conoscere tutta la letteratura relativa  alla medicina interna era necessario leggere 17 articoli al giorno per 365  giorni l&rsquo;anno. Ma ha senso leggere tutto? Archie Cochrane negli anni &lsquo;70  invocava la necessit&agrave; di revisioni sistematiche periodicamente aggiornate  sull&rsquo;efficacia degli interventi sanitari. Successivamente, Brian Haynes  dimostrava che meno del 1% degli studi pubblicati dalle riviste biomediche  raggiunge standard scientifici rigorosi. Purtroppo, quasi venti anni dopo la  nascita della Cochrane Collaboration, siamo di fronte a quello che Muir Gray ha  definito il &ldquo;paradosso dell&rsquo;informazione&rdquo;: se da un lato siamo travolti da nuove  informazioni dall&rsquo;altro esistono numerosissimi quesiti clinici senza risposta!  </p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">A met&agrave; degli anni &lsquo;90, lo stesso Richard Smith, a seguito di una revisione  sul bisogno d&rsquo;informazione dei medici, aveva tentato di identificare quali  caratteristiche dovrebbe avere una &ldquo;macchina&rdquo; in grado di rispondere a tutti i  quesiti che nascono dalla pratica clinica con le migliori evidenze scientifiche.  Questa &ldquo;macchina&rdquo; dovrebbe essere: <br />
</p>
<div align="justify">
<ul>
    <li>elettronica;  </li>
    <li>integrata nel sistema informativo utilizzato dai medici e connesso con la  cartella clinica;  </li>
    <li>capace di rispondere a domande molto complesse;  </li>
    <li>collegata a numerosi database;  </li>
    <li>veloce (risposta al massimo in 5 secondi);  </li>
    <li>di semplice utilizzo;  </li>
    <li>portatile;  </li>
    <li>in grado di fornire utili suggerimenti ai professionisti senza umiliarli;  </li>
    <li>capace di fornire evidenze applicabili al paziente individuale;  </li>
    <li>capace di fornire informazioni anche ai pazienti;  </li>
    <li>in grado di offrire supporto psicologico.</li>
</ul>
</div>
<p align="justify">Anche se nel 2011 molte delle caratteristiche elencate nel box identificano i  nuovi <em>tablet computer</em> (iPad e similari), nessuna tecnologia potrebbe  mai offrire al medico alcune dei requisiti desiderati da Smith. In particolare,  non sarebbe in grado di fornire dati individuali dei pazienti perch&egrave; le evidenze  derivano sempre da popolazioni, n&egrave; potrebbe mai offrire un supporto psicologico.  Infine, difficilmente i medici, per timore di perdere credibilit&agrave; e leadership  sarebbero disposti a utilizzarla: ad esempio, nonostante De Dombal abbia  dimostrato che un software &egrave; pi&ugrave; accurato dei medici nella diagnosi di dolore  addominale acuto, le sue strategie non sono mai state adottate dai  professionisti.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Anche se - come enfatizzato dal botta e risposta finale con Dio - il problema  dell&rsquo;<em>information overload</em> difficilmente potr&agrave; essere risolto, con  l&rsquo;arguzia che lo contraddistingue da decenni, Richard Smith delinea cinque  strategie di aggiornamento professionale in cui dovrebbero riconoscersi  altrettante categorie di medici e, in maniera pi&ugrave; estensiva, di professionisti  sanitari. </p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Nei prossimi mesi <span style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: 'Britannic Bold';">GIMBE</span> lancer&agrave;  una survey nazionale per &ldquo;sondare&rdquo; dove si riconoscono i professionisti  italiani.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><strong>La strategia dello  struzzo</strong>. Sackett la definiva &ldquo;strategia abdicativa&rdquo;: i medici,  molto semplicemente, ignorano il &ldquo;torrente in piena&rdquo; delle nuove evidenze  scientifiche. Secondo lo stesso Sackett buona parte dei medici delle vecchie  generazioni adotta questa (non) strategia.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><strong>La strategia del  piccione</strong>. Verosimilmente &egrave; la strategia pi&ugrave; comune: si va in  giro con i propri simili a raccogliere &ldquo;bocconcini&rdquo; d&rsquo;informazioni scientifiche.  Il medico partecipa a congressi, convegni e conferenze, aderisce (o ritiene di  farlo) ad alcune linee guida, si affida agli informatori scientifici del farmaco  per discutere dei nuovi trattamenti; di fronte a quesiti clinici complessi  generalmente consulta un collega esperto, ancora oggi la fonte di aggiornamento  pi&ugrave; utilizzata. Occasionalmente sfoglia le riviste biomediche, ma impara pi&ugrave; dai  media: oggi, infatti, la cosa pi&ugrave; imbarazzante (percepita ma non sempre  dichiarata) per i professionisti &egrave; apprendere innovazioni  diagnostico-terapeutiche dai pazienti attraverso ritagli di giornale, stampe di  pagine web, storie raccontate in televisione.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><strong>La strategia del  gufo</strong>. E&rsquo; quella proposta dall&rsquo;<em>Evidence-based Practice</em>  (EBP), ma rimane la meno utilizzata. Il medico identifica i propri gap di  conoscenza che originano dalla consultazione con il paziente, ricerca  sistematicamente le migliori evidenze disponibili, ne valuta criticamente  validit&agrave; interna, rilevanza clinica e applicabilit&agrave; e le integra nelle proprie  decisioni cliniche, tenendo conto della propria esperienza e delle preferenze e  aspettative del paziente. Purtroppo, quasi nessun medico ha il tempo per poter  applicare l&rsquo;EBP <em>step-by-step</em> e solo pochi hanno adeguate attitudini e  competenze.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><strong>La strategia della  taccola</strong>. I medici integrano la strategia del piccione con la  regolare consultazione di fonti secondarie: <em>Cochrane Library</em>,  <em>Clinical Evidence</em>, linee guida, altre risorse evidence-based.  Sfortunatamente, oltre al fatto che queste fonti presentano numerose aree  grigie, le evidenze disponibili non sempre sono applicabili ai pazienti  complessi (comorbidit&agrave;, polifarmacia), generalmente esclusi dai trial, ma che  oggi rappresentano la maggior parte nell&rsquo;assistenza reale.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><strong>La strategia  disumana</strong>. John Fox - gi&agrave; direttore dell&rsquo;<em>Advanced Computing  Laboratory</em> - ha affermato che la pratica clinica &egrave; un&rsquo;attivit&agrave; disumana ed  &egrave; assurdo che i professionisti non vengano supportati da &ldquo;macchine&rdquo;. Considerato  il volume di informazioni prodotte, i singoli professionisti non hanno alcuna  possibilit&agrave; di rimanere costantemente aggiornati, ma team di esperti possono  ricercare-selezionare-sintetizzare le migliori evidenze scientifiche alimentando  &ldquo;macchine&rdquo; ad hoc. La pi&ugrave; nota &egrave; <em>UptoDate</em> che oggi conta oltre 400.000 utenti, ma anche  <em>BMJ Point of Care</em>, <em>Map of Medicine</em> e  altri ancora.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">(...)</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=312">Articolo integrale</a><br />
</p>
</div>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Trial controllato randomizzato: un disegno, numerose variantiGuida all'articolato linguaggio ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=259</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><div align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewissue.aspx?id=14">GIMBEnews</a>)<br />
</sub></div>
<br />
<p>Il gold-standard della ricerca clinica per dimostrare l&rsquo;efficacia  degli interventi sanitari &egrave; costituito dai trial controllati e  randomizzati - <em>Randomized Controlled Trials</em> (RCTs). Nel disegno  pi&ugrave; semplice, i partecipanti selezionati secondo criteri di  inclusione/esclusione, vengono assegnati in maniera casuale al gruppo  sperimentale o al gruppo di controllo. Le tecniche di randomizzazione  distribuiscono equamente i fattori prognostici tra i due gruppi di  pazienti, tra i quali l&rsquo;unica differenza risulta essere l&rsquo;intervento in  studio. Se il trial &egrave; condotto e analizzato in maniera corretta,  l&rsquo;eventuale differenza statisticamente significativa di esiti tra i due  gruppi viene attribuita all&rsquo;intervento in studio.</p>
<p>Considerato che i trial possono essere utilizzati per valutare, con  diversi obiettivi,  svariati interventi sanitari in diverse popolazioni e  setting, nel corso degli anni si sono moltiplicati i termini utilizzati  per descriverne le numerose varianti (box). Di conseguenza la  terminologia, se da una lato si &egrave; arricchita ed evoluta  progressivamente,  sino a dar vita ad un &ldquo;linguaggio dei trial&rdquo;,  dall&rsquo;altro non risulta sempre intuitiva n&egrave; di immediata comprensione  anche per la difficolt&agrave; di reperire in letteratura una fonte unica che  riporti definizioni chiare e semplici.</p>
<p>  Utile precisare che, se alcuni termini sono mutuamente esclusivi,  altri si sovrappongono in maniera variabile e/o possono essere  utilizzati in maniera complementare. </p>
<p><strong>1. Classificazione in relazione agli obiettivi</strong></p>
<p><strong>1.1. Explanatory vs pragmatic trial</strong></p>
Gli <strong>explanatory trial</strong> hanno l&rsquo;obiettivo di dimostrare l&rsquo;efficacia (<strong><em>efficacy</em></strong>)  degli interventi sanitari (farmaci in particolare) in contesti  sperimentali ideali. Questi studi arruolano, infatti, popolazioni  selezionate e omogenee escludendo i pazienti &ldquo;complessi&rdquo; (comorbidit&agrave;,  polifarmacia, anziani, donne); spesso l&rsquo;intervento in studio &egrave;  confrontato con il placebo, con un farmaco meno efficace o utilizzato a  dosaggi inferiori; prevedono generalmente periodi di <em>run-in</em> e/o di <em>wash-out</em>;  infine le competenze e le motivazioni dei professionisti e gli standard  organizzativo-assistenziali sono ideali rispetto alla realt&agrave;. Poich&eacute;  l&rsquo;efficacia reale degli interventi sanitari viene influenzata da  numerosi fattori &ndash; grado di accuratezza diagnostica, aderenza dei  professionisti ai risultati del trial, compliance dei pazienti,  diffusione delle tecnologie, equit&agrave; d&rsquo;accesso ai servizi sanitari &ndash; per  dimostrare l&rsquo;efficacia nel mondo reale si fa spesso riferimento agli  studi osservazionali che, rispetto ai trial, tendono a sovrastimare  l&rsquo;efficacia dei trattamenti.<br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=313">Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Il mistero di chi sa e non fa </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=260</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><div align="right"><sub>(tratto da <a href="http://www.scire-ausl.bo.it/" target="_blank">Blog Scire</a>)<br />
</sub></div>
<br />
A pensarci bene &egrave; uno dei misteri della medicina contemporanea: si fa ricerca clinica, si trovano risposte affidabili che potrebbero essere trasferite nella pratica con grande giovamento per i pazienti, ma in realt&agrave; le nuove conoscenze acquisite non vengono poi applicate. E dire che la ricerca richiede impegno organizzativo, forza lavoro, risorse economiche, ed &egrave; anche l&rsquo;elemento fondamentale che fa girare la complessa macchina dell&rsquo;informazione in Medicina. Alla fine, per&ograve;, il risultato &egrave; che quanto acquisito dalla ricerca non arriva nella pratica clinica, se non in maniera del tutto parziale ed erratica, e sempre con grandi ritardi e preoccupanti disomogeneit&agrave;. Si potrebbero fare mille esempi in tal senso. &Egrave; il problema della cosiddetta Knowledge Translation, il trasferimento nella pratica clinica delle conoscenze acquisite dalla ricerca. A questo argomento che personalmente considero appunto uno dei grandi misteri della Medicina contemporanea, dedica diversi articoli la rivista Journal of Clinical Epidemiology, tra cui un editoriale  intitolato Knowledge translation is the use of knowledge in health care decision making, scritto da Sharon Straus, Jacqueline Tetroe, Ian Graham. <br />
<br />
Dello stesso argomento parla anche Nino Cartabellotta, editor del GIMBE&reg;, nell&rsquo;ultimo numero di Gimbenews, nel quale afferma che &ldquo;accanto alla mancata prescrizione di interventi sanitari efficaci, si assiste al continuo utilizzo di interventi inefficaci, se non addirittura dannosi per i pazienti. Secondo alcune stime il 30-45% dei pazienti non riceve interventi sanitari appropriati in accordo alle evidenze scientifiche e 20-25% degli interventi sanitari erogati sono inappropriati e potenzialmente dannosi&rdquo;. Sempre sul Journal of Clinical Epidemiology &egrave; stato pubblicato anche un articolo intitolato Successful high-quality knowledge translation research: three case studies, che riporta alcuni esempi positivi di come in realt&agrave; sia possibile, attraverso specifici progetti di intervento, modificare la pratica clinica secondo le indicazioni provenienti dalle migliori evidenze cliniche. <br />
<br />
Ad esempio, viene descritto un intervento finalizzato a ridurre l&rsquo;utilizzo degli antibiotici nelle bronchiti acute dei pazienti non ricoverati, bronchiti che come si sa sono nella stragrande maggioranza dei casi a eziologia virale. L&rsquo;intervento messo in atto era basato su azioni ad elevata intensit&agrave;, come materiali educativi per pazienti, iniziative di informazione e di audit clinico per medici, paragonate ad azioni pi&ugrave; semplici, come la semplice produzione di materiali informativi. Si &egrave; cos&igrave; potuto constatare che l&rsquo;intervento ad alta intensit&agrave; ha consentito di modificare la pratica clinica in maniera molto efficace, dimostrandosi decisamente superiore all&rsquo;intervento a bassa intensit&agrave;. <br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/">Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>La qualità della vita dei pazienti con artrite reumatoide: valutazione mediante la versione ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=261</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><div align="right"><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.reumatismo.org/index.htm">REUMATISMO</a>)<br />
</sub></div>
<br />
<div align="justify"> La compromissione della qualit&agrave; della vita (QdV) nell&rsquo;artrite reumatoide (AR) &egrave; considerato elemento fondamentale in chiave prognostica, in quanto capace di condizionare le richieste assistenziali dei pazienti e determinare la compliance ed il grado di soddisfazione nei confronti del trattamento. Sebbene detto termine appaia di comprensione immediata, esso non &egrave; di facile definizione e determinazione. Testa e Simonson, partendo dalla definizione di salute proposta dall&rsquo;OMS ,definiscono la QdV come gli aspetti (o domini) della salute fisico-funzionale, psicologico-emotiva e sociale che sono influenzati dalle esperienze, credenze, obiettivi ed aspettative degli individui. La QdV riguarda, pertanto, un concetto ad ampio spettro, che &egrave; modificabile in maniera complessa dalla percezione della propria salute fisica e psicologico-emotiva, dal livello di indipendenza, dalle relazioni sociali e dalla interazione con il proprio specifico contesto ambientale. In studi precedenti al 1980, la determinazione del grado di compromissione dello stato generale di salute nell&rsquo;AR veniva effettuata, principalmente, impiegando le classi funzionali di Steinbrocker. In particolare, si registrava il numero di pazienti che presentavano un grado di disabilit&agrave; da moderato a severo (III e IV classe funzionale). Con tale tipo di approccio si &egrave; osservata una percentuale di pazienti in classe funzionale III/IV pari al 15% e 48%, rispettivamente in pazienti con durata di malattia inferiore a 5 anni e superiore a 15 anni. Nello studio di Duthie et al., su una casistica di 282 pazienti, le percentuali documentate nei due gruppi sono risultate, rispettivamente, del 25% e 38%, mentre nella coorte di pazienti di Rasker e Cosh i tassi registrati sono stati del 5% e del 33%. Pertanto, complessivamente, il valore medio delle percentuali di pazienti con classe funzionale III/IV pu&ograve; essere stimato nell&rsquo;ordine del 15% nei pazienti con durata di malattia fino ai 5 anni e del 40% in quelli con durata di malattia superiore ai 15 anni. <br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.reumatismo.org/admin/filesArticoli/62-1-12.pdf">Articolo integrale</a></div>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Report 6a Conferenza Nazionale GIMBE®</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=262</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><div align="right">(tratto da <a href="http://www.gimbe.org" target="_blank">GIMBE</a>)<br />
</div>
<br />
Una conferenza gratuita senza sponsor per quasi 600 partecipanti provenienti da tutte le regioni italiane e rappresentativi di tutte le professioni sanitarie? Non &egrave; utopia&hellip; basta seguire la ricetta GIMBE! No agli sponsor, un solo intervento preordinato e 16 contributi rigorosamente selezionati tra i 74 abstract pervenuti, nessun compenso n&eacute; rimborsi spese per i relatori, un caff&egrave; di benvenuto e&hellip; no free lunch! <br />
<br />
Il filo conduttore della Conferenza &ndash; tracciato dalla lettura inaugurale &ndash; &egrave; stato &ldquo;l&rsquo;approccio di sistema alla Clinical Governance&rdquo;, previsto anche dal Piano Sanitario 2011-2013. Si &egrave; quindi articolata una variopinta kermesse di progetti realizzati nelle organizzazioni sanitarie italiane, integrando vari strumenti di Governo Clinico: evidence-based practice, linee guida, percorsi, procedure, protocolli, audit clinico e indicatori di qualit&agrave;, formazione e sviluppo professionale continui, gestione del rischio, health technology assessment, strategie e modelli organizzativi, coinvolgi-mento degli utenti. <br />
<br />
Il GIMBE Award individuale &egrave; stato assegnato ex-aequo ai progetti presentati da Marco Masina (Azienda USL di Bologna) e da Paola Ferri (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena): al primo perch&eacute; &ldquo;configura l&rsquo;approccio di sistema alla Clinical Governance, per l&rsquo;utilizzo di numerosi strumenti integrati nei processi di governo aziendale&rdquo;; al secondo perch&eacute; &ldquo;dimostra che gli esiti assistenziali non sono condizionati solo dall&rsquo;appropriatezza dei processi (fare le cose giuste), ma anche dalla conformit&agrave; delle procedure operative (fare le cose bene)&rdquo;. L&rsquo;Azienda Ospedaliera di Perugia si &egrave; aggiudicata il GIMBE Award aziendale per aver contribuito alla Conferenza con ben cinque progetti di elevata qualit&agrave;. I migliori contributi saranno pubblicati nella sezione &ldquo;Progetti Aziendali&rdquo; di GIMBEnews, rivista metodologica indipendente open-access. <br />
<br />
<div align="right"><strong>Nino Cartabellotta<br />
</strong></div>
<br />
<a href="http://www.gimbe.org/report/conferenza_2011/index.htm" target="_blank">Tutto sul congresso e le slides&nbsp;da scaricare</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>L’informazione: tra sensazionalismo e marketing</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=263</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub>(Tratto da <a href="http://www.pensiero.it" target="_blank">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub><br />
</p>
<p align="justify">La medicina  moderna si &egrave; evoluta e sta evolvendo molto rapidamente.  C&rsquo;&egrave; chi ritiene troppo  rapidamente e chi invece non abbastanza. Non  passa giorno che dai mass media  non venga proposta (promossa) l&rsquo;ultima  terapia risolutiva per questa o per  quella malattia (vera o  immaginata). Quel che conta, almeno a questo inducono a  credere i  messaggi che raggiungono i medici e, quindi i pazienti, &egrave; che   &ldquo;l&rsquo;ultima&rdquo; terapia sia la migliore. Ormai gli stessi specialisti si sono   abituati a ritenere sia la pi&ugrave; efficace, anche se non risulta essere  la pi&ugrave;  documentata dal punto di vista scientifico. I pregi e i difetti  per emergere  hanno per&ograve; bisogno di tempo e mai come in questi ultimi  anni (lo dimostrano i  casi clamorosi di Lipobay, Vioxx, Avandia, tutti e  tre farmaci messi in  commercio e poi ritirati per i gravi effetti  collaterali causati) l&rsquo;iter per  l&rsquo;approvazione dei farmaci ha sub&igrave;to  una discutibile accelerazione determinata  dall&rsquo;industria farmaceutica,  in cerca di profitti rapidi, ma anche tollerata  (favorita) dalle stesse  agenzie regolatorie che dovrebbero vigilare sulla  sicurezza dei  medicinali. &ldquo;Paradossalmente, nonostante uno straordinario   miglioramento delle conoscenze, ci troviamo in uno stato di maggiore  incertezza  e di minore soddisfazione e felicit&agrave;&rdquo;, scrive Marco Bobbio,  nel suo ultimo  libro <strong>Il malato immaginato</strong>, citando R.L.  Logan e A. Sen.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">I risultati  raggiunti dalla medicina negli ultimi decenni sono  stati, &egrave; vero, strepitosi.  Se fino alla met&agrave; del secolo scorso ci si  occupava solo di chi era malato, oggi  le malattie si curano prima che  si manifestino, si gioca d&rsquo;anticipo convinti di  poterle evitare tutte.  Le aspettative sono progressivamente aumentate, ma una  medicina vissuta  come senza limiti, quasi onnipotente, comporta inevitabili  rischi.  Soprattutto se la scienza medica, cos&igrave; come avviene oggi, obbedisce   alle logiche del mercato. &ldquo;E nella stanza dei bottoni siede chi ha come   interesse primario non tanto la salute quanto il profitto&rdquo;.  &ldquo;Le immagini di  benessere e salute sono oggi sempre pi&ugrave; associate  all&rsquo;accesso ai farmaci. La  pubblicit&agrave; promette a chi soffre di artrite  di liberarsi dal dolore grazie  all&rsquo;ultimo blockbuster  anti-infiammatorio. E dolori diffusi, malessere e senso  di stanchezza  si trasformano in sindrome mialgica, una malattia che non si sa  neppure  se esiste davvero, ma per la quale &egrave; gi&agrave; pronta per combatterla una   pillola (nata come antiepilettico), Lyrica. Considerate queste  soluzioni, a dir  poco magiche, non c&rsquo;&egrave; da stupirsi se oggi l&rsquo;industria  farmaceutica costituisca  annualmente un mercato multimiliardario. Un  commercio che promette farmaci  innovativi per spazzare via malattie e  alleviare le sofferenze del mondo&rdquo;  scrivono Petryna, Lakoff e Kleinman .</p>
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<p align="justify">Il problema  &egrave; che oggi siamo immersi in una medicina che investe pi&ugrave;  nel marketing che  nella ricerca, in una medicina che &ldquo;corre veloce e  non &egrave; pi&ugrave; in grado di  valutare con onest&agrave; i propri successi e  insuccessi; in una medicina che sa  quale sia la cura per un gruppo di  soggetti, ma non per quel singolo individuo  che deve essere curato; in  una medicina che utilizza strumenti diagnostici e  terapeutici senza una  completa conoscenza dei rischi e dei benefici; [&hellip;] in una  medicina che  sta perdendo di vista il significato della peculiarit&agrave;  dell&rsquo;incontro  tra un medico e un paziente; in una medicina che s&rsquo;inchina quasi   esclusivamente agli scossoni prodotti da una novit&agrave;, all&rsquo;insegna   dell&rsquo;istantaneo e dell&rsquo;immediato&rdquo; .  L&rsquo;industria della salute, con il mito quotidianamente  riacceso  dell&rsquo;eterna giovinezza e l&rsquo;imperativo del benessere, rischia di   trasformarci tutti in &ldquo;sani malati o malati sani&rdquo;. Essere consapevoli  delle  strategie sottili del marketing dovrebbe essere il primo passo  per difendersi  dal consumismo sanitario. &ldquo;Ci deve essere qualcosa che  non funziona se una  persona, quando non ha alcun problema, va a farsi  visitare da un medico. Siamo  cos&igrave; ben curati che ci sentiamo tutti  ammalati anche quando non lo siamo?&rdquo; .</p>
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(...)<br />
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<a href="http://www.pensiero.it/attualita/articolo.asp?ID_articolo=982&amp;ID_sezione=37" target="_blank">Articolo integrale</a></div>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dowload Area </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=257</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/02/2011 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Regione lombo-pelvica</p>
<p>- KNGF Guideline for Manual Therapy in case of Low back pain (2003, KNGF)<br />
- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Low back pain (2003, KNGF)<br />
</p>
<p><a href="Rlombopelvica_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Caviglia-Piede</p>
<p>- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Acute Ankle Sprain&nbsp;(2006, KNGF)</p>
<p><a href="piedecaviglia_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Ginocchio</p>
<p>- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Osteoarthritis of the hip and knee (2010, KNGF)<br />
</p>
<p><a href="ginocchio_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Regione cervico-dorsale</p>
<p>- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Whiplash-associated disorders (2003, KNGF)&nbsp;<br />
</p>
<p><a href="Rcervicodorsale_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Varie</p>
<p>- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Osteoporosis (2003, KNGF) <br />
- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Rheumatoid Arthritis (2008, KNGF) <br />
- La valutazione della qualit&agrave; della vita nei pazienti con sclerodermia (2010, Il Reumatismo)</p>
<p><a href="varie_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione&nbsp;Neurologica</p>
<p>- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Intermittent Claudication (2004, KNGF)<br />
- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Parkinson's disease (2004, KNGF) <br />
- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Stroke (2004, KNGF)</p>
<p><a href="Rcervicodorsale_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione&nbsp;Cardiologica</p>
<p>- KNGF Guideline for Physical Therapy Cardiac Rehabilitation (2003, PNLG) </p>
<p><a href="RiabilitazioneCardio_download.html">Vai alla pagina&nbsp;</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione&nbsp;Respiratoria</p>
<p>- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with COPD (2008, KNGF) <br />
</p>
<p><a href="RiabilitazioneRespi_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione&nbsp;e Altro</p>
<p>- KNGF Guideline for Physical Therapy in patients with Stress Urinary Incontinence (2003, KNGF) </p>
<p><a href="RiabilitazioneAltro_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
&nbsp;
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
    </channel>
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